22 agosto 2008

The Dark Knight/note 1

Note sparse sul film.

1. La caratterizzazione di Batman e Joker / Umano vs. Animale
- Joker sceglie di indossare una maschera umana (quella del clown) ma è caratterizzato da tratti animaleschi (è affiancato dai cani, viene definito un "mad dog" e lui stesso si definisce "a dog chasing cars") - le parole di Alfred ("some men only want to watch the world burn") lo classificano come una persona del tutto priva di logica, animata solo da uno spirito distruttivo;
- Batman sceglie invece una maschera animale (il pipistrello) ma le qualità che lo contraddistinguono sono umane: disciplina, volontà di ristabilire un ordine positivo.

Entrambi però usano la maschera per provocare paura: la scelta di Bruce nasce una meditazione (ciò che spaventa me potrà spaventare anche gli altri), quella di Joker è meno filtrata dalla riflessione, è immediata ("war paint", dicono all'inizio i complici della rapina).

2. You either die a hero or you live long enough to see yourself become the villain (o muori da eroe o vivi abbastanza a lungo da vedere te stesso diventare il cattivo)
- A pronunciare la frase per primo è Harvey perciò è abbastanza spontaneo rapportarla a lui: nel suo caso potrebbe significare che, non avendo potuto fare una morte da eroe per mano di Joker (è Rachel a morire), è stato reso "cattivo" dal senso di colpa, dal dolore e dal trauma. Aver detto quella frase nella prima parte dle film suona per lui quasi come una profezia.
- La stessa battuta viene però ripetuta da Batman ed in questo caso l'interpretazione è più ambigua. Scegliendo di addossarsi le colpe di Harvey in realtà Bruce lascia morire la sua identità di eroe e rinasce come cattivo - un cattivo fittizio, tale solo nella percezione falsata degli abitanti di Gotham.

(continua)




20 agosto 2008

Visioni di Ferragosto/Eastern Promises

Eastern Promises di David Cronenberg: un film di Cronenberg che ha avuto su di me un effetto insolito, più emotivo che cerebrale, e forse è la prima volta che mi capita.
Ha una compattezza particolare, una fluidità piacevole nello svolgimento, persino una dolcezza strana... e mi pare tanto bizzarro usare la parola "dolcezza" per un film di Cronenberg. Persino la musica ha una sua dolcezza amara.
Alcuni film più vecchi (tipo M. Butterfly) dovrei rivederli ora con occhi non più da bambina ma anche pensando agli ultimi, a Spider, a eXistenZ, a A History of Violence, qui c'è qualcosa di differente.
E mi è piaciuto Viggo Mortensen, tantissimo, ed è una cosa che difficilmente avrei creduto possibile. Un personaggio affascinante e straziante tanto che mentalmente l'ho paragonato a quello di Di Caprio in The Departed.
In realtà appena finito di vederlo mi aveva quasi sfiorata l'idea che potesse essere un film "banale"... il personaggio di Naomi Watts in fondo era così dolciastro, e la vicenda non così speciale. Dopo cinque minuti mi ero già ricreduta.
La potenza di Eastern Promises non la sento tanto nella storia quanto nell'aria che riempie le stanze o le strade della città inquadrate da Cronenberg, nel personaggio di Nikolai che sembra non fare nulla e invece è portatore di una tragicità straziante e commovente. Commovente, Cronenberg è stato commovente. Era proprio questo forse che mi disturbava: possibile che Croneberg mi avesse commossa? C'era forse qualcosa che non avevo afferrato? Non lo so, forse si. Ma mentre scrivo sento crescere un amore carnale per questo film.
E poi la violenza. Non è fredda, non è morbosa, non è bella e non è eroica. E allora cos'è la violenza in Eastern Promises? E' innanzitutto umana, reale, semplice, onnipresente. Probabilmente perchè quando si parla di un'organizzazione criminale la violenza è un dato acquisito, non un elemento esterno di turbamento. E forse è tanto ambigua e pericolosa quanto lo era stata in
A History of Violence. Però qui c'è una compassione che nel film precedente mancava. Il racconto è più leggibile, meno imperturbabile, più umano e persino passionale .E meno freddo. L'atmosfera di Londra è gelata ma lo sguardo di Cronenberg non lo è, assolutamente non lo è.

Visioni di Ferragosto/Orgoglio e Pregiudizio

Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright: uno dei miei "pregiudizi cattivi" (a causa del cast), lieta di averlo superato.
A parte qualche frettolosità di troppo in certi passaggi psicologici (il rapporto tra Elizabeth e Wickham appare troppo campato per aria e poco chiaro), quello di Wright è un buonissimo adattamento.

La scrittura di Jane Austen non è particolarmente difficile da portare sullo schermo (capitoli che sono quasi delle scene cinematografiche, pagine e pagine di dialoghi già pronti) ma Wright, nonostante qualche piano sequenza eccessivamente ricercato e sostanzialmente inutile e qualche immagine poetica di troppo (il sole nascente tra le teste di Lizzy e Darcy sul finale), ha avuto diverse idee brillanti.
- La messa in scena dell'arrivo di Lizzy a Netherfield con l'orlo della gonna infangato e i capelli in disordine (momento centrale nel romanzo).
I punti da sottolineare in quel caso erano: la malignità e la gelosia di miss Bingley che nota solo il vestito sporco, e l'ammirazione nascente di Darcy, che invece si sofferma unicamente sullo splendore degli occhi della ragazza.

Wright risolve il tutto in modo efficace girando la scena dal punto di vista di Darcy senza però esplicitarlo fino a che miss Bingley non apre bocca. Quello che lei fa notare, noi, al pari di Darcy, non lo vediamo perchè Wright decide di mostrare solo il volto di Lizzy. La gonna infangata e il relativo commento di miss Bingley restano fuori campo, tanto per Darcy (che non la ascolta) quanto per noi spettatori.
- il duello verbale tra Elizabeth e Darcy sotto la pioggia. Efficace e serrato, le informazioni su fatti e stati d'animo passano in maniera fluida senza appesantire la scena.
- la sottolineatura, leggera ma precisa, di alcuni dettagli impliciti nel romanzo.
Innanzitutto l'insistere sulla giovane età dei protagonisti: tenero Bingley che si esercita prima di dichiararsi a Jane e tenera Jane che accetta la proposta di matrimonio con il suo "Yes, a million times yes!" - e quello della dichiarazione di Bingley è un altro momento risolto in maniera brillante, visto che Wright ne mostra apertamente solo l'inizio e la fine, lasciando la parte centrale alla fantasia di chi guarda; giusti anche i volti delle Bennet più giovani, sgraziate e maleducate quanto basta a renderle credibili; e toccanti le poche parole messe in bocca a Charlotte Lucas dopo aver accettato di sposare Collins.. a lei e a Mary (personaggio difficile, decisamente secondario, un po' ridicolo), Wright dona grande umanità.
Più in generale è bella quell'aria di concretezza che il regista ha cercato di dare agli ambienti e alle situazioni pur mantenendo l'atmosfera delicata costruita dalla Austen: le risate, l'attenzione per i corpi... notevole a tal proposito pure la passeggiata assorta di Elizabeth tra i marmi di Pemberley.

I punti deboli del film sono gli attori più giovani: Keira Knightley, pur nei limiti evidenti della sua recitazione sempre troppo elementare, ha fatto tutto quanto era in suo potere per dare vita ad una Elizabeth vera e credibile. Non era umanamente possibile, da parte sua, fare di più. Ma l'energia e l'impegno (doti che le vanno riconosciute) non bastano a salvare un'interpretazione che resta abbastanza piatta e prevedibile.
Matthew McFadyen è decisamente inadeguato per il ruolo di Darcy, mancando tragicamente di fascino.