20 agosto 2008

Visioni di Ferragosto/Orgoglio e Pregiudizio

Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright: uno dei miei "pregiudizi cattivi" (a causa del cast), lieta di averlo superato.
A parte qualche frettolosità di troppo in certi passaggi psicologici (il rapporto tra Elizabeth e Wickham appare troppo campato per aria e poco chiaro), quello di Wright è un buonissimo adattamento.

La scrittura di Jane Austen non è particolarmente difficile da portare sullo schermo (capitoli che sono quasi delle scene cinematografiche, pagine e pagine di dialoghi già pronti) ma Wright, nonostante qualche piano sequenza eccessivamente ricercato e sostanzialmente inutile e qualche immagine poetica di troppo (il sole nascente tra le teste di Lizzy e Darcy sul finale), ha avuto diverse idee brillanti.
- La messa in scena dell'arrivo di Lizzy a Netherfield con l'orlo della gonna infangato e i capelli in disordine (momento centrale nel romanzo).
I punti da sottolineare in quel caso erano: la malignità e la gelosia di miss Bingley che nota solo il vestito sporco, e l'ammirazione nascente di Darcy, che invece si sofferma unicamente sullo splendore degli occhi della ragazza.

Wright risolve il tutto in modo efficace girando la scena dal punto di vista di Darcy senza però esplicitarlo fino a che miss Bingley non apre bocca. Quello che lei fa notare, noi, al pari di Darcy, non lo vediamo perchè Wright decide di mostrare solo il volto di Lizzy. La gonna infangata e il relativo commento di miss Bingley restano fuori campo, tanto per Darcy (che non la ascolta) quanto per noi spettatori.
- il duello verbale tra Elizabeth e Darcy sotto la pioggia. Efficace e serrato, le informazioni su fatti e stati d'animo passano in maniera fluida senza appesantire la scena.
- la sottolineatura, leggera ma precisa, di alcuni dettagli impliciti nel romanzo.
Innanzitutto l'insistere sulla giovane età dei protagonisti: tenero Bingley che si esercita prima di dichiararsi a Jane e tenera Jane che accetta la proposta di matrimonio con il suo "Yes, a million times yes!" - e quello della dichiarazione di Bingley è un altro momento risolto in maniera brillante, visto che Wright ne mostra apertamente solo l'inizio e la fine, lasciando la parte centrale alla fantasia di chi guarda; giusti anche i volti delle Bennet più giovani, sgraziate e maleducate quanto basta a renderle credibili; e toccanti le poche parole messe in bocca a Charlotte Lucas dopo aver accettato di sposare Collins.. a lei e a Mary (personaggio difficile, decisamente secondario, un po' ridicolo), Wright dona grande umanità.
Più in generale è bella quell'aria di concretezza che il regista ha cercato di dare agli ambienti e alle situazioni pur mantenendo l'atmosfera delicata costruita dalla Austen: le risate, l'attenzione per i corpi... notevole a tal proposito pure la passeggiata assorta di Elizabeth tra i marmi di Pemberley.

I punti deboli del film sono gli attori più giovani: Keira Knightley, pur nei limiti evidenti della sua recitazione sempre troppo elementare, ha fatto tutto quanto era in suo potere per dare vita ad una Elizabeth vera e credibile. Non era umanamente possibile, da parte sua, fare di più. Ma l'energia e l'impegno (doti che le vanno riconosciute) non bastano a salvare un'interpretazione che resta abbastanza piatta e prevedibile.
Matthew McFadyen è decisamente inadeguato per il ruolo di Darcy, mancando tragicamente di fascino.


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