20 agosto 2008

Visioni di Ferragosto/Eastern Promises

Eastern Promises di David Cronenberg: un film di Cronenberg che ha avuto su di me un effetto insolito, più emotivo che cerebrale, e forse è la prima volta che mi capita.
Ha una compattezza particolare, una fluidità piacevole nello svolgimento, persino una dolcezza strana... e mi pare tanto bizzarro usare la parola "dolcezza" per un film di Cronenberg. Persino la musica ha una sua dolcezza amara.
Alcuni film più vecchi (tipo M. Butterfly) dovrei rivederli ora con occhi non più da bambina ma anche pensando agli ultimi, a Spider, a eXistenZ, a A History of Violence, qui c'è qualcosa di differente.
E mi è piaciuto Viggo Mortensen, tantissimo, ed è una cosa che difficilmente avrei creduto possibile. Un personaggio affascinante e straziante tanto che mentalmente l'ho paragonato a quello di Di Caprio in The Departed.
In realtà appena finito di vederlo mi aveva quasi sfiorata l'idea che potesse essere un film "banale"... il personaggio di Naomi Watts in fondo era così dolciastro, e la vicenda non così speciale. Dopo cinque minuti mi ero già ricreduta.
La potenza di Eastern Promises non la sento tanto nella storia quanto nell'aria che riempie le stanze o le strade della città inquadrate da Cronenberg, nel personaggio di Nikolai che sembra non fare nulla e invece è portatore di una tragicità straziante e commovente. Commovente, Cronenberg è stato commovente. Era proprio questo forse che mi disturbava: possibile che Croneberg mi avesse commossa? C'era forse qualcosa che non avevo afferrato? Non lo so, forse si. Ma mentre scrivo sento crescere un amore carnale per questo film.
E poi la violenza. Non è fredda, non è morbosa, non è bella e non è eroica. E allora cos'è la violenza in Eastern Promises? E' innanzitutto umana, reale, semplice, onnipresente. Probabilmente perchè quando si parla di un'organizzazione criminale la violenza è un dato acquisito, non un elemento esterno di turbamento. E forse è tanto ambigua e pericolosa quanto lo era stata in
A History of Violence. Però qui c'è una compassione che nel film precedente mancava. Il racconto è più leggibile, meno imperturbabile, più umano e persino passionale .E meno freddo. L'atmosfera di Londra è gelata ma lo sguardo di Cronenberg non lo è, assolutamente non lo è.

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