4 dicembre 2009

depistaggi

Sabato 31 0ttobre su "la Repubblica" compare un articolo (consultabile anche sul sito) di Rodolfo di Giammarco dedicato alla Trilogia. Si tratta di una chiacchierata con Toni Servillo sulla tourné mondiale (New York, San Pietroburgo, Madrid) e sulla ricezione dello spettacolo da parte del pubblico nei vari paesi.

S'è provveduto a lasciare una traccia di questo giro del mondo dei teatri. "Verrà fuori un film-documentario, di cui si occupa il giovane regista Massimo Pacifico. Con scene degli attori che scorrazzano di paese in paese."

L'idea mi sembra bellissima e provo a scovare qualche informazione in più, ma le ricerche sul presunto "Massimo Pacifico" girano a vuoto. Finalmente mi imbatto in CAFSOB, "un documentario sul debutto a Napoli della Trilogia della Villeggiatura di Toni Servillo. Lo spettacolo è andato in scena nonostante la mancanza di scenografie e costumi dovuto allo sciopero degli autotrasportatori."

prima parte - seconda parte - terza parte

I tre video (deliziosi, se si ama guardare i backstage) sono presenti sul canale di maxpacifico (e linkati anche altrove, ad esempio da "Teatri Uniti" e dal gruppo dei fan di Tommaso Ragno).
"Max" però sta per "Massimiliano", non per "Massimo". Finalmente in possesso del nome giusto, scopro che il breve documentario è del 2007 ed è stato proiettato in pubblico al bATik Film Festival.

L'urgentissima domanda è: il documentario "globale" sulla tourné citato da Servillo nell'articolo di "Repubblica" si farà?

3 dicembre 2009

la fiamma viva ed elettrizzante dell'innamoramento

Il titolo è grosso, ma il fatto è banale, o se non altro semplice. Sono stata a teatro a vedere (o forse dovrei dire a "sentire"... ma su questo punto tornerò fra breve) la Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni messa in scena da Toni Servillo. Spettacolo che gira i teatri di tutto il mondo da un paio d'anni ormai e che io stessa sarei dovuta andare a vedere all'inizio del 2009, ma mi sfuggirono i biglietti e beh... è andata così. L'ho visto un paio di settimane fa.
Ho vissuto un'epifania - o, se si preferisce una terminologia più concreta presa in prestito da Marcorè/Capezzone, "la vita me s'è aperta come 'na cozza". Ho compreso il teatro, l'ho vissuto, l'ho sentito davvero per la prima volta.

L'aver vissuto fin da bambina in un bozzolo rigidamente cinematografico non mi aveva ancora permesso di capire cosa fosse il teatro, e cosa potesse provocarmi, anche se dal 2004 ho cominciato ad andarci, sporadicamente ma regolarmente, almeno una o due volte l'anno. E ho avuto modo di vedere anche spettacoli interessanti, ci mancherebbe. Ma nulla che mi cambiasse la vita.

Mi è capitato di sentire persone che citano un determinato film come inizio del proprio amore per il cinema: "Quel film è stata una rivelazione, tutto è cominciato da lì...."
Io non ho vissuto alcuna epifania cinematografica. Sono semplicemente nata in una casa dove le videocassette abbondavano, dove vedere film era un'attività normale. Ed è semplicemente capitato che a 3 anni io facessi pranzo tutti i giorni guardando Robin Hood o Dumbo. Cinque anni dopo imparavo a memoria i nomi degli animatori disneyani. Tutto il resto è venuto in maniera molto naturale e consequenziale, senza strappi, senza epifanie. Certo, nel corso degli anni ho incontrato film importanti, che hanno segnato momenti fondamentali (uno, ad esempio, è stato Il dolce domani di Egoyan), ma la mia crescita cinematografica è stata così strettamente intrecciata alla mia crescita umana da rendermi molto difficile distinguere le due cose: l'essere appassionata di cinema è sempre stato un dato di fatto, del quale sono in egual misura responsabili Walt Disney e la mia famiglia.

Una buona parte del mio amore verso il cinema si concentra sul lavoro dell'attore, perciò consideravo il teatro soprattutto un luogo in cui si potesse godere pienamente della recitazione, in virtù del fatto di avere gli attori, qui e ora, in carne ed ossa davanti ai propri occhi.
Non mi era però ancora capitato di vedere uno spettacolo teatrale che mi emozionasse (così come mi accade da sempre con il cinema) anche da un punto di vista visivo, cromatico, musicale.
La trilogia della villeggiatura ha compiuto il miracolo. Lo spirito da alunna diligente che ancora sopravvive in me mi aveva spinta a leggere il testo di Goldoni prima di andare a teatro, e a rispolverare alcune nozioni di storia del teatro per contestualizzare il tutto. Insomma, mi ero preparata. Toni Servillo è anche regista, perciò ero interessata a comprendere il suo processo di adattamente del testo.

La prima meraviglia è stata uditiva. I dialoghi erano belli da ascoltare, non solo per il loro contenuto, ma per il ritmo, per la qualità musicale, per l'armonia che buttavano nell'aria. Al di là delle capacità dei singoli attori, l'insieme era perfettamente limpido e orchestrato.
«Una volta si diceva, anche per il teatro, "vado a sentire Santuccio", e non vado a vedere; "vado a sentire Shakespeare", non vado a vedere. Mente ora paradossalmente, è arrivata anche nel teatro musicale - che ha fondamentalmente l'orecchio, l'ascolto, come dimensione percettiva e conoscitiva fondamentale - questa invadenza dell'occhio, per cui si va a vedere la Traviata, quando invece la Traviata bisogna andarla a sentire.»
La seconda meraviglia è stata visiva: i colori, le luci in relazione alla presenza fisica dei corpi degli attori sul palco e quindi in grado di plasmare immagini di potenza emotiva fortissima.
Giacinta stesa sulla sdraio in giardino col cappello sul viso, bianca di sole. Giacinta in piedi nel cambio di scena, sola, occupata a pensare: avrei voluto evitare persino di battere le palpebre, per mangiarla tutta con gli occhi, quella bellezza.
Una bellezza fortissima, di puro godimento. Bellezza femminile e maschile, fascino dei corpi, che agiscono e pensano, e parlano con gli occhi, con la carne, la pelle, con tutto.
Il senso, narrativo, concettuale ed estetico viene costruito interamente da un corpo, dal suo essere vestito oppure no, dal suo essere in luce o in ombra, dal suo assorbire e coprirsi di determinati colori.
«Il teatro ha in sé una dimensione di tattilità, un potere olfattivo, in generale una esaltazione sensoriale altissima. Se mi pongo nella condizione interpretativa non di spiegare "chi è" il mio personaggio, ma piuttosto di vedere come si comporta, io soddisfo la curiosità del pubblico su come sia fatto, su come si muova, come si vesta questo personaggio, ovvero una curiosità squisitamente fisica. Alla base di questo interesse fisico c'è ovviamente una tensione erotica, che è poi alla base della curiosità umana rispetto all'altro.»
«Il teatro per essere efficace ha bisogno di essere contagioso, e se è contagioso è anche erotico. L'elemento fondamentale affinché sia contagioso è che la fiamma viva ed elettrizzante dell'innamoramento del regista per un autore, di un regista per i suoi attori, e tra gli attori, sia una fiamma contagiosa per il pubblico.»
L'ultima meraviglia è stata emotiva. L'abbraccio finale, e lo sguardo di Giacinta. Servillo ha tirato fuori molta passionalità dal testo di Goldoni, molta carnalità.

Conoscendo e amando Servillo soprattutto come attore (cinematografico), è stato incantevole e sorprendente scoprire questa sensibilità per la bellezza, intesa nella maniera più pura, semplice e concreta possibile.
Incantevole ma traumatico, perché ha spalancato davanti a me un abisso di ignoranza teatrale (solo parzialmente tamponato dai miei studi all'Accademia di Belle Arti, rivelatisi comunque infinitamente preziosi in tali momenti di panico culturale...) che gradualmente mi impegnerò a colmare, studiando, vedendo, ascoltando e leggendo.

La prima, fondamentale lettura è stata Interpretazione e creatività, libretto commovente (ho pianto su più di una pagina) che riporta una conversazione tra Toni Servillo e Gianfranco Capitta, e dal quale provengono le citazioni di questo post.
Il prossimo passo sarà Eduardo De Filippo, non solo per i passati lavori di Toni Servillo (dovrò almeno riuscire a recuperare la riduzione televisiva di Sabato domenica e lunedì... a proposito, se qualunque anima pia di passaggio ne fosse in possesso... è pregata di parlare :P ) ma anche in vista di Filumena Marturano con Lina Sastri e Luca De Filippo che andrò a vedere a marzo (da qui a marzo può succedere di tutto, certo, ma ho già i biglietti ed è un bel passo avanti).
E poi ancora Goldoni, e - volendo seguire i percorsi di Servillo, ormai eletto mio Venerato Maestro in questo percorso di studio teatrale - Marivaux, Molière.

(la foto di Anna Della Rosa nei panni di Giacinta è del fotografo di scena Fabio Esposito)

25 novembre 2009

Pesaro, Cineforum n. 487

Sul penultimo numero di Cineforum (n. 487 => il link porta all'indice generale, cliccate prima su Happy Go-Lucky e poi cercate Lebanon) è stato pubblicato il mio articolo sulla sezione concorso del Festival di Pesaro.
Titolo: "Presa diretta sulla realtà".
Curiosamente un dispettoso errore di stampa mi fa figurare con un cognome sbagliato :P ... ma vabbè, sorvoliamo. Sono io, posso giurare che sono io.
Chiaramente l'articolo non può essere letto online, bisogna mettere le mani sulla carta.

Colgo perciò l'occasione per tornare a parlare di Pesaro, in particolare della retrospettiva sul cinema israeliano. Sono passati molti mesi, me ne rendo conto, ma trattandosi di film che con ogni probabilità mai usciranno nelle sale italiane, parlarne prima o dopo non fa (purtroppo) molta differenza.

Molto carino fu Close to Home che ci venne detto essere stato acquistato per l'Italia da Mikado. Storia lieve - ma drammatica e a tratti tragica - di due ragazze che diventano amiche durante il servizio militare. Un po' detestandosi, un po' imparando a conoscersi.
Bellissimo Odessa ... Odessa di Michale Boganim, documentario intenso e poetico, con una selezione di musiche commovente. E Michale tra l'altro è molto simpatica.
E notevole pure Avanim di Raphael Nadjari (persona in gamba anche lui): un dramma traumatizzante.

In occasione della retrospettiva dedicata a Israele, la Mostra ha pubblicato un testo, dedicato appunto al cinema israeliano:
"Il cinema israeliano contemporaneo" che raccoglie saggi di vari autori: si inizia con un corposo e indispensabile (almeno per me) riepilogo della storia dello stato d'Israele e del ruolo che il cinema ha avuto nella nascita e nella crescita di questa nazione; si parla dell'industra cinematografica, dei generi, dei temi, del cinema palestinese. Degli autori, degli attori, dell'animazione, del documentario. E della videoarte, a cui Pesaro dedicò una bella mattinata.
Il testo è interessante, il segnalibro dell'Ordine della Fenice che ci avevo infilato certifica che quest'estate ero arrivata fino a pagina 52 (ovvero, avevo da poco superato le non facilissime venti pagine di "Cronologia del conflitto arabo-israeliano" e mi ero appena buttata in "Estetica del cinema israeliano contemporaneo"). Avevo dato anche una sbirciata al capitolo sugli attori. Yael Abecassisi, Assy Levi (la protagonista di Avanim). Natalie Portman. E molti altri.
Dovrò riprendere la lettura.

L'ultimo numero di FilmTv mi informa poi che La Pivellina uscirà nelle sale venerdì 4 dicembre e che sarà proiettato a Torino in occasione del Sottodiciotto Film Festival.

4 ottobre 2009

Premio Ferrero 2009


A *noi* (a me, cioè) interessa la sezione saggi: 
La Giuria assegna il secondo premio ex aequo per € 200,00 a ciascuno dei seguenti elaborati:
"Il ruolo dell'immaginario in Changeling di Clint Eastwood" di Valentina Alfonsi; "Prospettive di guerra – declinazioni scopiche e culturali del nuovo combat film americano" di Pasquale Cicchetti"; I rumori della nostra malattia: il sonoro nel cinema di Paolo Sorrentino" di Alberto Ricca.
Il premio "Adelio Ferrero" 2008 di € 1.000,00 viene assegnato al saggio:
"Metamorfosi in Polistirene" di Alessandra Mallamo. 

Grazie a:

- Clint. 


- la pioggia. E qui bisogna spiegare. Non ero sicura di poter partecipare al Premio quest'anno, perché il regolamento richiede che i concorrenti non abbiamo mai collaborato a riviste a diffusione nazionale e io, verso la fine di maggio, avevo ricevuto da Cineforum l'incarico di scrivere l'articolo sul Festival di Pesaro. Quindi, benché avessi già in mente da tempo l'argomento per il saggio, esitavo a scriverlo. Fortunatamente il prof. Loffreda (mio ex insegnante di storia del cinema, mio relatore di laurea e collaboratore di Cineforum) mi ha convinta dell'infondatezza delle mie preoccupazioni. L'articolo su Pesaro non sarebbe stato pubblicato prima dell'autunno, mentre il termine di presentazione dei lavori per il Premio Ferrero era il 15 giugno.
Bene, allora via, iniziamo a scrivere. Solo che a quel punto era tardi, avevo i giorni contati.
E qui interviene provvidenzialmente la pioggia. Il lungo ponte festivo del 2 giugno viene schiacciato da temporali che durano 4 giorni: un ottimo pretesto per chiudermi in casa e lavorare ininterrottamente alla stesura del saggio su Changeling.


- Sabine. Cara fanciulla tedesca dalla mente brillante, nonché fan di Cate Blanchett (e non potrebbe essere altrimenti..), che mi ha illuminata sull'esatto significato di "Wichtelmänner", gli gnomi citati dai fratelli Grimm in uno dei loro racconti sui Changeling.


21 settembre 2009

Venezia 2009 - articoli

Qui in effetti non ne avevo mai parlato, ma si rimedia in fretta: sono stata alla Mostra del Cinema di Venezia, con diverse persone che scrivono qui, ospitata da Arca CinemaGiovani.

In 11 giorni di festival ho visto 28 film + 2 corti (non male... ma avrei potuto fare molto meglio) e ho scritto i seguenti articoli:

- recensione di My Son, My Son, What Have Ye Done (recensione che dice poco e niente, del resto del film avevo compreso pochissimo e non avevo affatto le idee chiare dopo la visione)
- recensione di Crush (Korotkoye zamykaniye)
- recensione di 36 Vues du Pic Saint Loup
- recensione di Il cavaliere sole e relativa intervista a Pasquale Scimeca
- intervista a Claudio Noce per Good Morning Aman (in realtà le domande le ha fatte Francesca, io ho dato una mano ad appuntare e a trascrivere le risposte)
- articoletto sul nuovo Lynch-cofanetto (che poi ho comprato)

- articolo sulla storia della Pixar (mille grazie alla preziosa bibliografia di Pixar Italia, soprattutto per il making di André & Wally B.)
- resoconto della Masterclass Pixar (resoconto breve per "esigenze editoriali".. presto disponibile un'extended version :P )

Tutti gli articoli sono stati pubblicati, durante la mostra, sul daily gratuito EcoArca: i pdf sono linkati qui.

Ora, siccome l'autopromozione va bene ma il troppo narcisismo è tossico, aggiungo un piccolo elenco di articoli non scritti da me ma che voglio diffondere:
- recensione di Il Grande Sogno di Vera (perchè, dopo che un film ti ha scatenato rabbia, fa piacere leggere una recensione cattiva e negativa - anche se su alcuni punti ho idee diverse: per me, ad esempio, il film è talmente superficiale che non si pone nemmeno il problema di stabilire se i personaggi siano "buoni" o "cattivi")
- recensione di Up di Luigi Granato (perché è semplice e perfetta)
- recensione di Lourdes di Micaela (perché purtroppo non sono riuscita a vederlo)
- recensione di Great Directors (perché è proprio bello e, come dice Francesca, "i cinefili gongoleranno")
- intervista di Paolo a Marina Spada per Poesia che mi guardi (perché anche questo non l'ho visto)
- recensione di La Doppia Ora (perchè ho assistito alla genesi della recensione e perché il film mi è davvero piaciuto)
- intervista a Johnny Palomba di Jenny Palomba (ma questa va decisamente letta e guardata sul numero di EcoArca)

15 luglio 2009

Marco Bellocchio a Pesaro

Come promesso, torno a parlare di Pesaro.

Sabato 28 giugno Marco Bellocchio è stato ospite del festival per assistere alla proiezione del suo documentario musicale ...Addio del passato... e per tenere una master class sul rapporto tra il suo cinema e la musica. Molto interessante.
Dettagli più accurati sull'incontro qui.

Master class è in realtà un termine un po' eccessivo, considerando che Bellocchio sembra piuttosto restio (in parte giustamente) a fornire troppi dettagli e spiegazioni sul suo lavoro.

Riassumo le dichiarazioni di Bellocchio che sono riuscita ad appuntare riguardo la colonna sonora di Vincere:

- data l'impostazione visiva del film, sarebbe stato probabilmente logico pensare ad una musica futurista , o se non altro alla musica appartenente ad un determinato periodo storico, e quindi, ad esempio, a Mahler o a Šostakovič. Si è scelto invece di usare in molti casi l'opera lirica, un genere assolutamente non apprezzato dai futuristi;

- le immagini, le parole e i suoni sono stati messi insieme in modo differente rispetto ai precedenti film di Bellocchio; ci sono dissonanze totali: al Futurismo si lega il "Guerra, Guerra" dall'Aida, mentre ai Patti della Conciliazione tra Stato e Chiesa è associato il "Te Deum" della Tosca e all'immagine dello psichiatra che guarda Ida tornare l'aria dei cortigiani che si apprestano a rapire Gilda dal Rigoletto [<= le arie dovrebbero essere quelle linkate (da youtube... vabbè, è solo per intendersi sui pezzi). Purtroppo la colonna sonora non è stata pubblicata, io ho visto il film una sola volta al cinema e ho una pessima memoria musicale, oltre che una scarsa cultura in materia di melodramma: se trovate errori, ditemelo subito];

- al di là dell'uso di arie tratte da opere liriche note, si può dire che la musica originale composta da Carlo Crivelli non sia né operistica né sinfonica

Per quanto riguarda invece Buongiorno, notte, Bellocchio ha fatto riferimento ad un brano di un semi-sconosciuto autore russo usato nella "scena dell'ascensore".
Ho bisogno di rivederlo, non ricordo la musica.

Le foto di Bellocchio sono venute fuori abbastanza schifose, purtroppo alla fine dell'incontro è schizzato via come una meteora.

Ne metto comunque una, per testimonianza:

(grazie a Elena che l'ha scattata)
Bellocchio è la testa bianca al centro: ingrandita, non si vede poi così male

7 luglio 2009

Da Coraline alla pittura

Coraline's real house has a painting of a boy vaguely recalling Thomas Gainsborough's The Blue Boy crying because the ice cream has fallen out of his cone, illustrating the true vicissitudes of life; the painting in the other mother's house has the same boy happily holding a cone filled with ice cream ready to eat, illustrating the superficial attractiveness of her alternate world.

- Gary Westfahl

Il "blue boy" in questione sarebbe questo e non mi pare poi così simile... forse solo per l'abito.
Anch'io ad ogni modo sono stata colpita dal bimbo col gelato e al cinema, così su due piedi, gli ho associato non Gainsborough (del resto non conoscevo - o forse non ricordavo - quel particolare dipinto) ma bensì le opere di Ana Bagayan. Sapevo però che c'era un riferimento più preciso che sul momento mi sfuggiva. L'ho messo a fuoco oggi, sfogliando una rivista: Mark Ryden.

Tutto ciò, unito a varie considerazioni sulle citazioni pittoriche presenti in Coraline, ha condotto alla scrittura di un articoletto per Loudvision.

E proprio ora ho trovato un post interessante su questa community dedicata a Coraline: The Origin of Beldam? ("Beldam" nella versione originale è il termine con cui alcuni personaggi, compresi i fantasmini, si riferiscono all'Altra Madre. Qui in Italia hanno tradotto "megera").

3 luglio 2009

La Pivellina

La scorsa settimana ho seguito il Festival del Cinema di Pesaro, concentrandomi principalmente sulla sezione concorso (perchè su quella sto scrivendo un articolo per "Cineforum") ma seguendo qualcosa anche della retrospettiva sul cinema israeliano.
Ho in programma un post più approfondito, non tanto sul concorso (per quello rimando i numerosi lettori ;P all'articolo che sarà pubblicato su Cineforum) quanto appunto sui film israeliani che sono riuscita a vedere (troppo pochi, purtroppo) e sulla manifestazione in generale.
Intanto vorrei segnalare il film vincitore del Festival, in assoluto il più bello e sorprendente: La Pivellina.

So che è stato proiettato a Roma pochi giorni fa nell'ambito dell'iniziativa PesaroFilmFestival a Roma e i distributori a Pesaro hanno promesso che arriverà in sala entro novembre, probabilmente con il titolo Non è ancora domani.

Qui un video della redazione di CloseUp con interviste alla regista Tizza Covi e agli attori Patti Gerardi e Tairo Caroli. Peccato mancasse la meravigliosa protagonista Asia "Aia" Crippa.

8 giugno 2009

Michela Cescon

Sì.
Giovanna Mezzogiorno è brava.
Filippo Timi è bravo.
Sì, sono entrambi molto bravi, intensi, emozionanti. Ma anche astratti, stilizzati: pure figure dei personaggi che Bellocchio mette in scena.
Il film è nel complesso molto ben recitato, da tutti.
Un lavoro grande, corposo, intricato.
Sì.

Eppure lei spicca, lei è superiore.
Arriva e porta con sé una recitazione pulita, nitida, vera, epidermica.
La guardi e appare un fluire perfettamente naturale di parole e gesti.
Senza trucchi, senza sforzi attorcigliati, senza sottolineature marcate.
Tutto in pochissimi secondi, tra i malati e le galline.















Ho desiderato che la protagonista fosse lei.

28 maggio 2009

The Curious Case of Benjamin Button

"A me piacciono i labirinti e il lavoro sui corpi. qui sono presenti entrambe le cose, e soprattutto per quanto riguarda il corpo penso di non essere mai arrivato a questi livelli."

"Perchè poi, se propio devo cedere alla categoria 'Fincher, quello dei serial killer', allora la mia tesi è che il Tempo sia il serial killer più pericoloso in assoluto."

David Fincher, Riavvolgendo una vita, intervista a David Fincher a cura di Alessandra Matella, "Duellanti", n. 49 / 2009, p. 63

Corpi e Tempo, dunque.

In Benjamin Button i corpi sono trappole, zavorre che impediscono ai protagonisti di vivere felici, o quantomeno impediscono loro di sentirsi liberi abbastanza per provare a raggiungere una condizione di felicità duratura. Daisy si lascia amare da Benjamin solo quando giudica "giusta" la propria età, e non vuole che lui la guardi quando diventa "troppo vecchia": il film sembra veicolare l'idea che l'amore tra due esseri umani sia possibile e degno di essere vissuto solo quando le persone coinvolte (anzi, quando i loro corpi) corrispondono ad un'ideale di bellezza e giovinezza fisica. Un'idea disturbante e dolorosa.

Interiormente Benjamin e Daisy vivono lo stesso percorso di crescita (lui stesso, quando lei lo guarda esclamando "You're so much younger!", risponde "Only on the outside."), gli ostacoli che li dividono sono solo esteriori; eppure, entrambi si sentono pienamente liberi di vivere il proprio amore solo quando la loro relazione è socialmente accettabile ed esteticamente gradevole. In tutti gli altri momenti c'è disagio, sofferenza, senso di colpa.

Perchè l'amore di Daisy e Benjamin non riesce ad andare oltre l'aspetto fisico? In realtà il sentimento che li lega è eterno: lui la ama da subito, fin da quando la vede bambina, per i suoi occhi blu - e lei lo ama per sempre, fino alla fine, anche quando Benjamin si trasforma in un neonato affetto da demenza senile.

E proprio lo smarrimento e il dolore provato da Daisy di fronte al Benjamin bambino permette di arrivare al cuore del problema: cosa si ama davvero in una persona? Cosa dura nel tempo?

Non il corpo, perchè la forma del corpo muta col passare del tempo; e nemmeno l'anima l'interiorità, perchè anche quella può svanire a causa della vecchiaia, o per una malattia. Benjamin nella parte finale è del tutto annullato: il suo corpo è ridotto a quello di un bambino, e la sua mente non c'è più. Ma quale Benjamin è annullato? Qual è il vero Benjamin? Solo quello della giovinezza, del pieno vigore fisico? Daisy del resto continua ad amarlo perchè ha la capacità di ricordare l'uomo che è stato.

Cos'è quindi che dà valore alla vita? La memoria? La voce FC di Benjamin, prima dei titoli di coda, parla di specificità, di qualità particolari che contraddistinguerebbero ogni uomo e darebbero quindi un significato all'esistenza di ognuno.

(il post è incompleto, ma finché non rivedo il film non credo di riuscire a completarlo... perciò, via, lo pubblico così. Non mi piace che le cose ammuffiscano senza scopo.)

2 aprile 2009

Da Clint alle Fate

Ho in forno da parecchio tempo un post su "Benjamin Button" ma ancora non ho trovato il tempo per finire di cucinarlo.

Pazienza.

La colpa è di Clint, principalmente.

Dedicando tanto tempo a studiare Clint però (cercando informazioni sui "fairy changelings", per l'esattezza) ho trovato questo sito che non conoscevo: http://windling.typepad.com/

Mi pare bello e così lo diffondo.

29 gennaio 2009

Articolo su I'm not There


E' un articolo che ho scritto per colonnesonore.net su I'm not There - più precisamente sulla colonna sonora (ovviamente).
Lo linko perchè a
I'm not There ho dedicato ormai più di un anno di lavoro, visioni, ascolti e approfondimenti (e ho intenzione di dedicargli ancora anni e anni) e quindi mi fa piacere che il lavoro dia qualche frutto buono; lo linko perchè mi rende felice aver scritto qualcosa che abbia a che fare con Cate Blanchett.
Insomma, lo linko con il suo banner principalmente per il piacere di vedere Jude Quinn su questa pagina.