4 dicembre 2009

depistaggi

Sabato 31 0ttobre su "la Repubblica" compare un articolo (consultabile anche sul sito) di Rodolfo di Giammarco dedicato alla Trilogia. Si tratta di una chiacchierata con Toni Servillo sulla tourné mondiale (New York, San Pietroburgo, Madrid) e sulla ricezione dello spettacolo da parte del pubblico nei vari paesi.

S'è provveduto a lasciare una traccia di questo giro del mondo dei teatri. "Verrà fuori un film-documentario, di cui si occupa il giovane regista Massimo Pacifico. Con scene degli attori che scorrazzano di paese in paese."

L'idea mi sembra bellissima e provo a scovare qualche informazione in più, ma le ricerche sul presunto "Massimo Pacifico" girano a vuoto. Finalmente mi imbatto in CAFSOB, "un documentario sul debutto a Napoli della Trilogia della Villeggiatura di Toni Servillo. Lo spettacolo è andato in scena nonostante la mancanza di scenografie e costumi dovuto allo sciopero degli autotrasportatori."

prima parte - seconda parte - terza parte

I tre video (deliziosi, se si ama guardare i backstage) sono presenti sul canale di maxpacifico (e linkati anche altrove, ad esempio da "Teatri Uniti" e dal gruppo dei fan di Tommaso Ragno).
"Max" però sta per "Massimiliano", non per "Massimo". Finalmente in possesso del nome giusto, scopro che il breve documentario è del 2007 ed è stato proiettato in pubblico al bATik Film Festival.

L'urgentissima domanda è: il documentario "globale" sulla tourné citato da Servillo nell'articolo di "Repubblica" si farà?

3 dicembre 2009

la fiamma viva ed elettrizzante dell'innamoramento

Il titolo è grosso, ma il fatto è banale, o se non altro semplice. Sono stata a teatro a vedere (o forse dovrei dire a "sentire"... ma su questo punto tornerò fra breve) la Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni messa in scena da Toni Servillo. Spettacolo che gira i teatri di tutto il mondo da un paio d'anni ormai e che io stessa sarei dovuta andare a vedere all'inizio del 2009, ma mi sfuggirono i biglietti e beh... è andata così. L'ho visto un paio di settimane fa.
Ho vissuto un'epifania - o, se si preferisce una terminologia più concreta presa in prestito da Marcorè/Capezzone, "la vita me s'è aperta come 'na cozza". Ho compreso il teatro, l'ho vissuto, l'ho sentito davvero per la prima volta.

L'aver vissuto fin da bambina in un bozzolo rigidamente cinematografico non mi aveva ancora permesso di capire cosa fosse il teatro, e cosa potesse provocarmi, anche se dal 2004 ho cominciato ad andarci, sporadicamente ma regolarmente, almeno una o due volte l'anno. E ho avuto modo di vedere anche spettacoli interessanti, ci mancherebbe. Ma nulla che mi cambiasse la vita.

Mi è capitato di sentire persone che citano un determinato film come inizio del proprio amore per il cinema: "Quel film è stata una rivelazione, tutto è cominciato da lì...."
Io non ho vissuto alcuna epifania cinematografica. Sono semplicemente nata in una casa dove le videocassette abbondavano, dove vedere film era un'attività normale. Ed è semplicemente capitato che a 3 anni io facessi pranzo tutti i giorni guardando Robin Hood o Dumbo. Cinque anni dopo imparavo a memoria i nomi degli animatori disneyani. Tutto il resto è venuto in maniera molto naturale e consequenziale, senza strappi, senza epifanie. Certo, nel corso degli anni ho incontrato film importanti, che hanno segnato momenti fondamentali (uno, ad esempio, è stato Il dolce domani di Egoyan), ma la mia crescita cinematografica è stata così strettamente intrecciata alla mia crescita umana da rendermi molto difficile distinguere le due cose: l'essere appassionata di cinema è sempre stato un dato di fatto, del quale sono in egual misura responsabili Walt Disney e la mia famiglia.

Una buona parte del mio amore verso il cinema si concentra sul lavoro dell'attore, perciò consideravo il teatro soprattutto un luogo in cui si potesse godere pienamente della recitazione, in virtù del fatto di avere gli attori, qui e ora, in carne ed ossa davanti ai propri occhi.
Non mi era però ancora capitato di vedere uno spettacolo teatrale che mi emozionasse (così come mi accade da sempre con il cinema) anche da un punto di vista visivo, cromatico, musicale.
La trilogia della villeggiatura ha compiuto il miracolo. Lo spirito da alunna diligente che ancora sopravvive in me mi aveva spinta a leggere il testo di Goldoni prima di andare a teatro, e a rispolverare alcune nozioni di storia del teatro per contestualizzare il tutto. Insomma, mi ero preparata. Toni Servillo è anche regista, perciò ero interessata a comprendere il suo processo di adattamente del testo.

La prima meraviglia è stata uditiva. I dialoghi erano belli da ascoltare, non solo per il loro contenuto, ma per il ritmo, per la qualità musicale, per l'armonia che buttavano nell'aria. Al di là delle capacità dei singoli attori, l'insieme era perfettamente limpido e orchestrato.
«Una volta si diceva, anche per il teatro, "vado a sentire Santuccio", e non vado a vedere; "vado a sentire Shakespeare", non vado a vedere. Mente ora paradossalmente, è arrivata anche nel teatro musicale - che ha fondamentalmente l'orecchio, l'ascolto, come dimensione percettiva e conoscitiva fondamentale - questa invadenza dell'occhio, per cui si va a vedere la Traviata, quando invece la Traviata bisogna andarla a sentire.»
La seconda meraviglia è stata visiva: i colori, le luci in relazione alla presenza fisica dei corpi degli attori sul palco e quindi in grado di plasmare immagini di potenza emotiva fortissima.
Giacinta stesa sulla sdraio in giardino col cappello sul viso, bianca di sole. Giacinta in piedi nel cambio di scena, sola, occupata a pensare: avrei voluto evitare persino di battere le palpebre, per mangiarla tutta con gli occhi, quella bellezza.
Una bellezza fortissima, di puro godimento. Bellezza femminile e maschile, fascino dei corpi, che agiscono e pensano, e parlano con gli occhi, con la carne, la pelle, con tutto.
Il senso, narrativo, concettuale ed estetico viene costruito interamente da un corpo, dal suo essere vestito oppure no, dal suo essere in luce o in ombra, dal suo assorbire e coprirsi di determinati colori.
«Il teatro ha in sé una dimensione di tattilità, un potere olfattivo, in generale una esaltazione sensoriale altissima. Se mi pongo nella condizione interpretativa non di spiegare "chi è" il mio personaggio, ma piuttosto di vedere come si comporta, io soddisfo la curiosità del pubblico su come sia fatto, su come si muova, come si vesta questo personaggio, ovvero una curiosità squisitamente fisica. Alla base di questo interesse fisico c'è ovviamente una tensione erotica, che è poi alla base della curiosità umana rispetto all'altro.»
«Il teatro per essere efficace ha bisogno di essere contagioso, e se è contagioso è anche erotico. L'elemento fondamentale affinché sia contagioso è che la fiamma viva ed elettrizzante dell'innamoramento del regista per un autore, di un regista per i suoi attori, e tra gli attori, sia una fiamma contagiosa per il pubblico.»
L'ultima meraviglia è stata emotiva. L'abbraccio finale, e lo sguardo di Giacinta. Servillo ha tirato fuori molta passionalità dal testo di Goldoni, molta carnalità.

Conoscendo e amando Servillo soprattutto come attore (cinematografico), è stato incantevole e sorprendente scoprire questa sensibilità per la bellezza, intesa nella maniera più pura, semplice e concreta possibile.
Incantevole ma traumatico, perché ha spalancato davanti a me un abisso di ignoranza teatrale (solo parzialmente tamponato dai miei studi all'Accademia di Belle Arti, rivelatisi comunque infinitamente preziosi in tali momenti di panico culturale...) che gradualmente mi impegnerò a colmare, studiando, vedendo, ascoltando e leggendo.

La prima, fondamentale lettura è stata Interpretazione e creatività, libretto commovente (ho pianto su più di una pagina) che riporta una conversazione tra Toni Servillo e Gianfranco Capitta, e dal quale provengono le citazioni di questo post.
Il prossimo passo sarà Eduardo De Filippo, non solo per i passati lavori di Toni Servillo (dovrò almeno riuscire a recuperare la riduzione televisiva di Sabato domenica e lunedì... a proposito, se qualunque anima pia di passaggio ne fosse in possesso... è pregata di parlare :P ) ma anche in vista di Filumena Marturano con Lina Sastri e Luca De Filippo che andrò a vedere a marzo (da qui a marzo può succedere di tutto, certo, ma ho già i biglietti ed è un bel passo avanti).
E poi ancora Goldoni, e - volendo seguire i percorsi di Servillo, ormai eletto mio Venerato Maestro in questo percorso di studio teatrale - Marivaux, Molière.

(la foto di Anna Della Rosa nei panni di Giacinta è del fotografo di scena Fabio Esposito)