31 maggio 2010

gioventù (napoletana) bella&brava

L'osservatorio sulla gioventù che calca i palcoscenici o si affolla davanti alle macchine da presa (precedenti puntate qui, qui e qui) prosegue con l'aiuto del solito "D - La Repubblica delle donne".
"Sono attori, giovani e napoletani. [...] Sono i protagonisti del Teatro Festival Italia", così viene introdotto l'articolo - firmato da Irene Alison - che tratta appunto del Festival del teatro di Napoli.

Con tali premesse, speravo si parlasse di qualcuno dei giovinetti che hanno contribuito a cambiarmi la vita quasi sette mesi fa: c'è Chiara Baffi, infatti, presente con un trafiletto che sintetizza gli sviluppi della sua carriera, una breve dichiarazione e una bella fotografia (scattata da Michela Palermo).
Chiara nella Trilogia della villeggiatura era Brigida, la cameriera della protagonista Giacinta, ed è stata anche la protagonista di Chiove: "con quello spettacolo ho girato l'Europa. Recitavo in napoletano, ma mi capivano tutti: è bellissimo scoprire l'universalità di questa città".

"D" mi presenta poi Marco Mario De Notaris, 34 anni, che "sarà presto un nobile del Risorgimeto in Noi credevamo, film di Mario Martone atteso a Venezia". Bene, prendo nota.

Non presenti nell'articolo ma in possesso dei requisiti di giovinezza e di provenienza campana, sono due dei compagni palcoscenico di Chiara nella Trilogia, Giulia Pica (Rosina) e Marco D'amore (Tognino): molto-molto bravi, tra i miei trilogisti preferiti.
Trilogisti che meritano un post più approfondito e tutto per loro. Coming soon.

28 maggio 2010

gioventù di buon gusto

Dopo la gioventù giustamente castigata e la gioventù disgraziata, ecco la gioventù di buon gusto.
L'11 giugno esce finalmente in Italia Bright Star di Jane Campion, con Ben Whishaw nei panni di John Keats e Abbie Cornish in quelli dell'amata Fanny Brawne.

Sul Venerdì di Repubblica di oggi c'è un'intervista a Abbie: la giovine australiana mi è piaciuta in Candy e mi ha decisamente disgustata in The Golden Age (film che fece scendere rovinosamente anche la stima piuttosto alta che avevo per Clive Owen... e non parlo della qualità del film, che alla fin fine era passabile e moderatamente divertente, parlo proprio di interpretazioni).

L'intervistatrice Arianna Finos apre l'articolo sottolineando come miss Cornish sia stata spesso paragonata a Nicole Kidman. Abbie risponde "È un bel paragone. Ma non è un mio modello. Fra le australiane come me preferisco Cate Blanchett."

Non sarà una cima, la piccola Abbie, ma - per citare le lodi rivolte da Phineas Nigellus a Albus Dumbledore - non si può negare che abbia gusto.

24 maggio 2010

Noi credevamo (che il libro fosse introvabile)

Once upon a time, Mario Martone decise di trarre un film dal romanzo Noi credevamo di Anna Banti, ambientato negli anni del Risorgimento italiano.
Cast: Luigi Lo Cascio, Anna Bonaiuto, Francesca Inaudi, Luca Zingaretti, Luca Barbareschi, Ivan Franek. E Toni Servillo nei panni di Giuseppe Mazzini.
I mezzi di informazione informano (sommariamente... non è che se ne sia parlato a dismisura, e ciò è male) della cosa, senza però entrare troppo nei dettagli in merito all'origine letteraria del film.
Comingsoon addirittura indica imprecisamente Anna Banti (deceduta) come sceneggiatrice in trio con Martone e Giancarlo De Cataldo.
Il mio solito spirito da scolara giudiziosa mi spinge a cercare il libro per leggerlo, ma senza successo.
Perché? Perché Noi credevamo non viene più pubblicato dal 1967, come spiegato su questo blog (non molto aggiornato, a dire il vero) dedicato ad Anna Banti i cui curatori si offrivano persino di spedire i libri della scrittrice in prestito gratuito a chiunque fosse interessato.
Scoraggiata e impressionata dai toni cupi che descrivono l'oblio a cui è stata condannata la Banti, rimando il reperimento del libro a tempi migliori, prendendo effettivamente in considerazione la possibilità di richiederlo per posta a quella fondazione; qualche settimana fa, però, mi spunta in testa l'idea più semplice: chiedere il romanzo in biblioteca.
E la biblioteca ha risposto: eccolo!
Non ho ancora finito di leggerlo (anche a causa di Zoë), tuttavia lo trovo già molto bello, scritto con eleganza. È veramente un peccato che quasi nessuno - me compresa, prima che Martone me lo dicesse - conosca il lavoro di Anna Banti.
Però non bisogna pensare che:
fuori catalogo = perduto nell'oblio del Monte Fato
no, esistono le biblioteche.

21 maggio 2010

beatiful Zoë

L'ho imparato a mie spese lo scorso autunno: nelle librerie della zona in cui vivo i libri in lingua straniera sono come gli ombrelloni, a settembre spariscono.

Ma, come le rondini, tornano ad ogni inizio d'estate, e così la scorsa settimana entrando nella mia libreria preferita mi sono trovata di fronte allo scaffale cartonato dei Penguin.

Scorro rapidamente i titoli e trovo The Believers di Zoë Heller, lo prendo e vado alla cassa felice come Pucca.

Quando nei primi mesi del 2007 andai al cinema a vedere Notes on a scandal, il motivo principale che mi spinse in sala era Cate Blanchett. Ero vagamente informata dell'origine letteraria del film ma non avevo letto il romanzo in questione nè avevo mai senstito parlare della scrittrice. Il film mi piacque parecchio, da subito, quella gente sullo schermo (Cate-Judi-Bill) era talmente brava da risultare eccellente perfino doppiata. Un centinaio di visioni in lingua originale dopo, era diventato senza ombra di dubbio uno dei miei film preferiti.

L'anno seguente, reduce dalla (bellissima) visione di Tutta la vita davanti all'interno di un multiplex incastrato in un centro commerciale, entrai in una libreria. Anzi, entrammo. Io e Elena.
Non è una bella libreria, quella. Direi anzi che è una libreria finta, dove si fa quasi fatica a trovare un romanzo, tra calendari, libri di ricette (io non ho niente contro i libri di ricette, anzi... MA...), barzellette di Totti (non ho niente nemmeno contro Totti... MA...) e cose del genere.
Tuttavia, quella libreria ha un carinissimo micro-reparto di libri in lingua straniera dove quella volta trovammo per caso Notes on a scandal di Zoë Heller. Whoah. Costava poco, lo prendemmo senza pensarci troppo: un libro magnifico, page-turner, direbbero gli inglesi. Raramente ho provato tanta empatia e amore e interesse reale per dei personaggi che, a conti fatti, hanno apparentemente poco o nulla in comune con me.

Innamorata profondamente di Zoë Heller da allora, mi sono buttata ora su The Believers con entusiasmo incontenibile, tanto da sospendere la lettura di Noi Credevamo di Anna Banti, che presto dovrebbe tornare in biblioteca (ma questa è un'altra storia).

The Believers. Il fatto che sia scritto in terza persona e che parli di parecchi personaggi, dei quali almeno 5 o 6 definibili principali, lo rende meno forte di Notes on a scandal e di impatto meno immediato: mi ci sono volute un centinaio di pagine introduttive prima di entrare completamente nel racconto - che è anche, a tratti, più convenziale nello svolgimento rispetto a NOAS - e trovare i gustosi, affettuosamente cattivi affondi di Zoë nelle menti dei suoi protagonisti.
Come in Notes on a scandal, però, l'aspetto più interessante è quello dei punti di vista. Là avevamo Barbara che pretendeva di parlare (anche) per conto di Sheba, qui abbiamo una famiglia (più amici, mariti e parenti vari): Audrey (madre), Joel (padre), Karla e Rosa (figlie), Lenny (figlio).
I punti di vista di Audrey, Karla e Rosa si alternano: sono loro che tengono le redini della storia, sono solo loro che arriviamo a conoscere davvero. Gli altri personaggi restano in sostanza dei misteri, sui quali possiamo limitarci a fare delle supposizioni.

Tireranno fuori un film da The Believers.
Sembra che per Audrey abbiano fatto il nome di Bette Midler e che Zoë abbia storto il naso perché Audrey deve essere inglese. Credo che abbia ragione.
La mia Audrey è questa:
http://www.hotflick.net/flicks/2007_I_m_Not_There/Thumb/007INT_Kim_Gordon_001.jpg
avevo in mente questo volto mentre leggevo, fin dalle primissime righe, e non riuscivo a ricordare chi fosse. Poi mi è venuto in mente: I'm not There!
È americana e non è nemmeno un'attrice, ma per me è lei.
Joel è Clint. Ultrasettantenne americano bello con origine est-europea. Conoscete qualcun'altro che possa essere credibile?
Rosa è Laura Linney. Una Laura Linney appena più giovane, diciamo, giacché Rosa ha trent'anni.
Karla - influenzata da Notes on a Scandal - l'ho immaginata con la faccia di Joanna Scanlan (in NOAS era Sue): http://www.bbc.co.uk/bbcfour/thickofit/images/thick5_gal.jpg
Lenny direi qualcosa del genere: http://imstars.aufeminin.com/stars/fan/josh-holloway/josh-holloway-20050616-47454.jpg

edit: un casting più realistico potrebbe vedere Kate Winslet come Rosa. Con l'età ci siamo.

5 maggio 2010

Il bambino che sognava l'infinito

More about Il bambino che sognava l'infinito È bello il reparto bambini della biblioteca di mattina.

È bello perché non ci sono i ragazzi maleducati e rumorosi che ci si rintanano di pomeriggio per fare in gruppo i compiti di matematica o per ripetere la lezione di chimica ad alta voce, e ti impediscono di concentrarti su quella filastrocca di Sylvia Plath in inglese che stai cercando di leggere da almeno un quarto d'ora e ti guardano come un animale raro se ti aggiri tra gli scaffali ad altezza puffo.

È bello perché se una mattina hai una mezz'ora libera ci entri, prendi un libro abbastanza corto e lo leggi tutto.