17 agosto 2010

i russi sono belli

Presa dall'entusiasmo veneziano - giovedì 29 luglio è stato annunciato il programma della prossima Mostra ed ero quindi pronta a compilare un elenco delle cose da vedere e delle persone da pedinare - avevo quasi dimenticato di aver lasciato in sospeso i post su Pesaro; mi sono limitata, in effetti, a pubblicare due foto della bella Dama Russa, che è bellissima, sì, proprio tanto, ma anche simpatica, sorridente, gentile e soprattutto bravissima.

Ksenia era a Pesaro in veste di giurata - con Enrico Magrelli e Marco Risi - oltre che per accompagnare Yuriev Den di Kirill Serebrennikov, proiettato nell'ambito della rassegna che il Festival ha dedicato al cinema russo contemporaneo, rassegna che si è rivelata entusiasmante e portatrice di numerosi, repentini innamoramenti; la selezione di film russi era particolarmente abbondante e siamo riuscite (io e Elena) a vederne nove (più un corto):

- Mne ne bolno di Aleksey Balabanov - recensito qui (meraviglioso!);
- Boginiya: kak ya polyubila di Renata Litvinova (Renata, nostro principale innamoramento festivaliero: attrice ironica e bella, regista creativa e elegante. In Russia è una megastar, e se lo merita);
- Yuriev Den di Kirill Serebrennikov - recensito qui (ho diverse pagine d'appunti piene di dubbi, giacché il film è sì bellissimissimo ma anche criptico. Se qualcuno l'ha visto/lo vedrà, mandate un gufo. In ogni caso, la domanda è: perché, anche se Ksenia è popolare anche in Italia, noi italiani non possiamo vedere i suoi film russi?);
- Odnazhdy v provintsii di Katya Shagalova (un racconto corale, bello, divertente, appassionante, attori bravi. "Io questo me lo voglio rivedere a rotazione", disse Elena alla fine della proiezione);
- Plennyy di Aleksey Uchitel (l'unico che ho visto da sola, il primo giorno. Bello, c'è poco da fare. Storia interessante, approccio delicato);
- Koktebel di Boris Khlebnikov e Aleksey Popogrebsky (padre e figlio in viaggio verso Koktebel, notevole. "Koktebel" è diventato anche il nome di una società di produzione russa);
- Skazka pro temnotu di Nikolay Khomeriki (originale, con una protagonista un po' depressa però buffa e un corteggiatore ancor più improbabile);
- Kislorod di Ivan Vyrypayev (in Concorso, ma comunque russo... non male, ma troppo pieno di immagini e parole eccessivamente compresse e molto opinabili. Però i capelli rossi di Karolina Gruszka - la lost girl di Lynch, sì sì - sono magnifici);
- Volga-Volga di Andrey Silvestrov e Pavel Labazov (sorta di parodia di un vecchio film russo: assurdità a palate, si ride parecchio).

A fronte di una furiosamente splendida rassegna russa, il concorso è stato meno acceso dello scorso anno (ma l'anno scorso, si sa, c'era Aia): il vincitore scelto dalla giuria è stato anche il nostro preferito, il delicato Eighteen (ma il regista Jang Kun-jae, a cui abbiamo fatto anche i complimenti con l'aiuto della sua interprete, ha spiegato che il titolo originale in coreano significa "tornado").

Tra i film della sezione fuori concorso, vale la pena citare la doppietta berlinese di Cynthia Beatt - Cycling the Frame (1988, pre caduta del Muro) e The Invisible Frame (2009, post caduta) - con Tilda Swinton che pedala in giro per Berlino blaterando riflessioni. I 60 minuti del film del 2009, proiettato per primo, sono stati moderatamente monotoni ma anche provvidenziali per una breve sonnecchiata rigeneratrice. Sonnecchiata che mi ha permesso di godermi con rinnovata attenzione i 27 minuti del primo film, quello dell'88: più breve, più conciso nell'esprimere i concetti, in definitiva più bello.

Insomma, la mia/nostra seconda esperienza pesarese conferma che il Festival del Nuovo Cinema è un posto bellissimo dove si pratica una manciata di meravigliose attività: si studia (tale è stato l'entusiasmo che in pochi giorni ho letto buona parte del volume di saggi sul cinema russo pubblicato per l'occasione e ho iniziato pure a studiare l'alfabeto), ci si innamora (Renata, Katya, ma anche Ksenia, che pure già conoscevamo... ma gli incontri ravvicinati cementano sempre gli amori cinematografici) e si mangia (la nostalgia del pane con olio e pepe degli aperitivi che seguivano gli incontri letterari in cortile ci dilania).
In più, cosa non da poco, a Pesaro è tutto GRATIS: un ipotetico accreditato (io, grazie alla solita Cineforum per la quale seguivo il concorso) può quindi portarsi dietro un "amico pesce" (Elena) senza che l'"amico pesce" sia in alcun modo penalizzato.

3 commenti :

  1. Tilda monotona? Che spreco! Però mi piacerebbe vederlo.

    Quanto al cinema russo, devo provarlo. Il guaio sarà trovare dei sottotitoli comprensibili...

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  2. Un po' monotona, sì... è legittimo pedalare con voce fuoricampo che recita riflessioni sulla presenza del Muro (o sulla sua assenza), ma un conto è farlo per 27 minuti e un conto è farlo per 60. Se poi quei 60 minuti vengono proiettati nel primissimo pomeriggio, si aggiunge anche la naturale sonnolenza del dopopranzo e così...
    Al di là dei miei sonnecchiamenti, restano comunque due film interessanti.

    Per i russi... eh, purtroppo qua da noi arriva quasi nulla.
    Dovresti cercare "Koktebel", mi pare che già te lo dissi, per la tua serie padri&figli (quello con Ksenia invece è nella categoria madre&figlio).

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  3. sì, è in lista. Sto aspettando di infoltire quella lista, e soprattutto di vedere i film :P

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