26 ottobre 2010

piccioni, violinisti, bimbi cresciuti che giocano a la uerra e anatomie deformate

Sabato sera ero al Fano Film Festival per ritirare il premio: non c'era la Principessa Inaudi, purtroppo, ma c'erano i corti vincitori!

Italiani
Caffè Capo di Andrea Zaccariello (primo premio)
Simpatico. Il "ribaltamento" finale mi ha ricordato quello di un altro corto che credo di aver visto qualche anno fa durante un seminario organizzato dalla rivista "Duellanti" a Milano, però non ricordo titolo e autore. Potrei cercare tra i vecchi quaderni d'appunti.
Insula di Eric Alexander (secondo premio)
Bello! "Un thriller dove il pericolo è il diabete", l'ha definito il regista: è vero e funziona bene.
Uerra di Paolo Sassanelli (terzo premio)
Molto grazioso, una piccola commedia dove si gioca a la uerra tra cortili e mura domestiche subito dopo la fine della uerra vera. E non giocano solo i piccoli.

Stranieri
Le jouer de citernes di Emmanuel Gorinstein (primo premio)
Bellissimo e suggestivo: una specie di appassionato pifferaio magico, armato però di violino, incanta le cisterne minacciose col suono del suo strumento e libera la città.
Qui un frammento.
Pigeon: Impossible di Lucas Martell (secondo premio)
Corto animato (si può vedere su youtube), niente di straordinario nell'animazione però carino! Il piccione vale la visione.
Jesusito de mi vida di Jesus Pérez-Miranda (terzo premio)
Delicato. I terrori notturni del piccolo Jesus e le preghiere rivolte al suo omonimo raffigurato sul crocifisso dietro al letto: toglimi la paura, Jesus, toglimi la paura di alzarmi dal letto e attraversare il corridoio per andare in bagno, toglimi il bisogno di fare la pipì.
Troppi ridacchiamenti in sala.

Premio speciale della giuria
Petite anatomie de l'image di Olivier Smolders
In sostanza, modelli anatomici di cera deformati con l'uso di specchi e inquadrature ben studiate. Una galleria di mostruosità piuttosto disturbanti generate però dalle forme più semplici e naturali, quelle del corpo umano. Non da rivedere tutte le sere ma il lavoro dell'autore è stato grosso. Notevole, insomma.

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