23 febbraio 2011

Lettere d'amore

Al cinema si sta al sicuro e in pace: lo dice Martin Scorsese in A Letter to Elia - fuori concorso all'ultima Mostra del cinema di Venezia - e noi tutti pensiamo "oh sì", "che bello" e "ti amo Martino".

È un gran film, A Letter to Elia, e non solo perché ogni volta che si ascolta Scorsese parlare di cinema viene voglia di contattare l'attuale moglie e farle notare che non dovrebbe essere così egoista e che in fondo la poligamia potrebbe essere una valida soluzione per tutti. No, A Letter to Elia è proprio un'opera importante perché affronta - e risolve, persino - un problema di enorme portata, intimamente sentito da tantissime persone in tutto il mondo.

«Io amo Elia Kazan» ci racconta il nostro Martino (non ho il film sottomano, quindi riassumo a memoria) «I suoi film mi hanno cambiato la vita, fatto vedere cose nuove, regalato pensieri che prima non possedevo, incantato gli occhi e sconvolto l'anima.
Entrando nel mondo del cinema, ho avuto la fortuna di incontrarlo e di parlarci, ma ho capito che esprimergli completamente il mio amore era impossibile: non si potrà mai e poi mai far capire ad un artista quanto le sue opere abbiano inciso sulla nostra esistenza, quanto l'abbiano squassata, aperta e migliorata. Così, visto che faccio il regista, ho pensato che l'unica maniera sensata e accettabile di comunicare indirettamente questo amore sia continuare a fare film. E quindi eccomi qua a presentarvi questa lettera d'amore cinematografica, filmata per  il mio adorato Elia».

Il documentario, come dicevo, è stato presentato a Venezia. Per una fanciulla che stava consacrando le proprie giornate veneziane a silenziosi giocatori d'azzardo con le voglie in fronte e a severi cospiratori risorgimentali vestiti di nero, sentirsi dire (da Martin Scorsese, mica da uno qualunque) che «LUI non potrà mai capire quanto lo ami» è stato come ricevere una pugnalata e essere gettata nella preoccupazione più nera e nella sconforto più triste.

Tanto più che la soluzione offerta da Scorsese - fare film, fare arte - è sì molto buona e anche utile (perché potenzialmente in grado di far nascere nuovi amori in nuove persone) ma risulta applicabile solo se si sceglie di fare lo stesso mestiere del proprio oggetto d'amore. E tutti gli altri? Destinati a contemplare il proprio cuore spezzato per sempre?

Peccato che Martino non sia venuto a Venezia ad accompagnare il film, c'era una fanciulla che avrebbe avuto tanto bisogno di confessarsi e chiedere consigli spirituali.

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