11 marzo 2011

Great (David) Expectations

Benché, come tutti sappiamo, la cerimonia sia generalmente più simile a una sagra di  paese organizzata male piuttosto che a un'elegante premiazione cinematografica, i David di Donatello mi entusiasmano spesso più degli Oscar. Un po' perché durante l'anno solitamente vedo al cinema un numero discreto di film italiani e quindi arrivo alle cinquine sufficientemente preparata (mentre a volte i film oscarizzabili non escono per tempo in Italia), un po' perché conosco meglio e sento necessariamente più vicini i cinemanti italiani rispetto a quelli esteri, un po' perché tali cinemanti in tv vanno molto raramente, e se vuoi vedere Fabrizio Gifuni con un  bel vestito addosso almeno una volta all'anno, giusto per assicurarti  che sia sempre bello e stia in salute, i David sono l'unico appiglio.
Quest'anno, come sa bene chi mi conosce (e mi ha ascoltata e/o accompagnata al cinema), Toni Servillo ha fatto quattro film (uno, due, tre e quattro) e perciò è altamente probabile che acchiappi qualcosa. Se fossi la padrona dei David, lo premierei per Noi credevamo, perché il suo Giuseppe Mazzini è una figura bellissima, spaventosamente astratta e perfetta. Siccome io non conto niente, i padroni dei David (o chi per loro, più propriamente i produttori) hanno deciso che una fetta dei miei grandi progetti va soffocata in culla.
Tra le schedine pubblicate sul sito dei David (schedine teoricamente indicative su ciò che è candidabile e ciò che non lo è), Noi credevamo appariva, fino a pochi giorni fa, come un film senza "non protagonisti": non solo niente Mazzini, dunque, ma niente Don Sigismondo (Andrea Renzi), niente Carlo Poerio (Renato Carpentieri, a cui bisognerebbe gettare una rosa ogni volta che apre bocca nelle sue pur brevi scene), niente Antonio Gallenga (Luca Barbareschi), niente giovinetti Domenico, Angelo e Salvatore (Edoardo Natoli, Andrea Bosca e Luigi Pisani).
Oggi noto invece che come "attore non protagonista" viene indicato Roberto De Francesco (nel film è Don Ludovico, il nostalgico borbonico col cardillo). Ok, ottimo, anche se l'esclusione di tutti gli altri mi rattrista assai.
E  noto finalmente, come protagonista accanto a Luigi Lo Cascio, il nome di  Valerio Binasco, che meriterebbe un monumento d'oro massiccio solo per l'incantevole noncuranza tragica con cui, al processo per l'attentato a Napoleone III, monologa di boulevards parigini e luce biancastra trasformando in poesia una confessione tratta dagli atti di un processo.
Va da sé che per Noi crevamo prego e spero anche in candidature nelle categorie principali (film, regia, sceneggiatura). E sarebbe bello avere ai David Fiona Shaw (aka Emilie Ashurst, amica londinese di Mazzini).

Tutto bene sul versante Una vita tranquilla, la cui schedina informativa non dimentica nessuno: una doppia candidatura per i non protagonisti Marco D'Amore (riproponiamo l'intervista, voilà) e Francesco Di Leva mi renderebbe immensamente felice.

E veniamo infine alle musiche: Teho Teardo ha sfornato tre partiture una più entusiasmante dell'altra. Facendo un ragionamento cinematografico del tipo "quale colonna sonora ha il rapporto più vivo e proficuo con le immagini", sceglierei forse Gorbaciof, perché è un film praticamente muto, molto lirico e la musica abita con grazia le parentesi immaginifiche di questa tenera storia d'amore tra Lila e Gorbaciò, lasciando invece ai rumori (suono di Dagni Rondanini, da premiare) gli spazi reali.
Tuttavia, la colonna sonora di Il gioiellino è spettacolare, indipendentemente dalla Parmalat, dalle truffe e dalla cronaca: è un album meraviglioso di brani sorprendenti, coi soliti bellissimi archi e col solito bellissimo violoncello (di Martina Bertoni): ascoltare
Da Una vita tranquilla prendiamo invece la canzone, "A Quiet Life" di Teho Teardo e Blixa Bargeld. Il David per la miglior canzone deve essere questo. Punto.

Tra le colonne sonore italiane che ho ascoltato nel 2010/2011 ci sono altre cose degne di nota (e di candidatura): innanzitutto quella genialata composta da Fausto Mesolella per Into Paradiso, e poi Qualunquemente, che ha fatto tornare la Banda Osiris a musicare una commedia, genere non frequentato - se non sbaglio - dai tempi di Estate romana di Matteo Garrone.
Meritevoli pure Giovanni Venosta con Cosavogliodipiù, Carlo Crivelli per La Passione, Louis Siciliano per 20 sigarette e Andrea Chenna per Il compleanno.

Al 7 aprile, quando saranno annunciate le candidature.

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