15 settembre 2011

Riflessioni lagunari

Libere considerazioni post-Venezia. Se qualcuno avesse la curiosità di sapere cosa ho visto e cosa ho scritto durante la Mostra, può frugare qui. Consiglio in particolare Sokurov.
Utilità dei festival cinematografici: siamo sinceri, guardare quattro o cinque film al giorno (o perfino di più) non fa bene a nessuno. Non fa bene agli occhi, non fa bene alla schiena, non fa bene alla testa. Non fa bene alla memoria né fa bene ai film stessi. Ho visto "Faust" (134 minuti di durata) alle 19:30 di una giornata in cui avevo già visto altri tre film (tra cui il famigerato dramma comico by Comencini) e scritto qualche articolo. Posso dire di aver pienamente compreso e apprezzato "Faust"? Proprio no. Era meglio non vederlo? Non lo so.
I festival allora sono inutili? No. Diventano utili quando ti permettono di imparare cose che prima non sapevi, conoscere persone e titoli che prima non conoscevi e soprattutto produrre pensieri che prima non possedevi.
Credo molto nell'importanza dell'insegnamento, nell'avere qualcuno che ti prenda e ti metta davanti a qualcosa da capire e studiare. A far tutto da soli ci si può anche perdere, specialmente a Venezia. Quest'anno ho scoperto Artavazd Pelešjan e sono felice. L'ho scoperto perché a Pesaro m'hanno insegnato (appunto) che quando c'è scritto "Russia" bisogna entrare in sala, punto e basta.
Ed è ancora grazie al Nuovo Cinema di Pesaro se ho realizzato quast'intervista con Michale Boganim, probabilmente la cosa di cui sono più contenta tra tutte quelle fatte al Lido.

Reazioni della stampa vs. Reazioni del pubblico: quando alla proiezione mattutina per la stampa (quest'anno era unica per giornalisti di quotidiani, stampa di qualunque tipo e professionisti del settore cinematografico, insomma accrediti rossi, blu e gialli tutti insieme - anche se poi i gialli restavano sempre fuori) c'è qualche problema, tipo le risate sul film della Comencini, subito ci si appella al responso del pubblico, a cui spetta la proiezione serale o del tardo pomeriggio in Sala Grande.
Ora, un biglietto intero per lo spettacolo delle 19:30 in Sala Grande costa 45 €, per quello delle 22:00 si scende a 30 €: sinceramente, voi vi fidereste del battito di mani di gente che paga QUARANTACINQUE EURO per vedere un film con Claudia Pandolfi che tra qualche settimana potrebbe tranquillamente guardare al cinema vicino casa spendendo quasi dieci volte meno?
A mio parere, per capire se il cosiddetto "pubblico" gradisce, bisognerebbe andare al Palabiennale la mattina dopo, quando i film vengono dati in replica per i possessori di accrediti verdi, ovvero: insegnanti e studenti di cinema, universitari d'ogni facoltà, membri di associazioni culturali e cinematografiche, semplici giovani con meno di 26 anni e semplici anziani con più di 65 anni. Appassionati di cinema, insomma. Non vi pare un gruppo di gente molto più indicativo di ciò che chiamiamo "pubblico"?

Infine, una piccola parentesi semi-personale che non capira quasi nessuno e che per questo generalmente non mi piace inserire qui. Stavolta però sì. Grazie a Jessica che firmando l'autografo ha spezzato la Maledizione della Scala anche nota come "miscusitantissimo". E soprattutto grazie a Bellocchio (perché c'era) e a Gipi (perché non c'ero io).