1 ottobre 2011

Mondi paralleli

Intendiamoci. Sono contenta che la settimana prossima inizi il nuovo Distretto di polizia con Andrea Renzi e Tommaso Ragno (più info sui due gentiluomini qui e qui). Guadagneranno popolarità con la tv? Magari, ci spero. Non ho mai avuto problemi di gelosia in questo senso, gioisco quando un attore che amo fa qualcosa in grado di raggiungere un pubblico ampio. Tre anni fa mi sono comprata con orgoglio un pupazzetto di Irina Spalko, per dire.

Ieri sul Venerdì di Repubblica c'era un articolo breve (firmato da Elena Martelli) sull'arrivo del "commissario Renzi" a Distretto di polizia. Un articolo carino, garbato, discretamente interessante, pieno d'ammirazione nei confronti del soggetto. Abbiamo letto ben di peggio.
Eppure mi ha messo tristezza.
Sopra: animali rari che fanno cose strane.
"Ha lavorato con Martone, Servillo e Sorrentino. Il suo habitat è il teatro. Ma ora sarà il capo del Tuscolano X nella serie tv che riparte su Canale5", recita il sommario dell'articolo.
"Chi segue i percorsi del teatro d'autore lo riconoscerà, essendo stato negli anni 80 fra i fondatori, assieme a Mario Martone, di Falso Movimento [...]. Con Martone ha girato Teatro di guerra; con Paolo Sorrentino ne L'uomo in più interpretava il calciatore fallito Antonio Pisapia. Con Toni Servillo ha portato in tournée La trilogia della villeggiatura", si legge nel testo.
Più sotto, una mezza riga cita Ragno come "altro esponente colto della scena napoletana".

Qual è il problema? L'articolo dice cose sbagliate? No (vabbè, Ragno non è napoletano ma da quelle parti ha lavorato parecchio). Dice cose ingiuste? No. E allora?
E allora mi deprime pensare che un settimanale come il Venerdì debba parlare del teatro (e un po' anche del cinema, visto che perfino L'uomo in più sembra una cosa esotica) come di un lontano e sconosciuto mondo parallelo e degli attori come di animali rari che fanno cose strane e irreali nascosti dietro i sipari, e che qualcuno forse ogni tanto avvista, ma chissà.
Finché sei in quel mondo non esisti. Quando passi nel mondo normale, quello di Canale5, allora diventi vero. Mi si dirà: beh ma è così. Però è comunque deprimente.

3 commenti :

  1. Buongiorno, Valentina.
    Ho letto con interesse il suo delizioso articolo. Effettivamente, un po' di amarezza la si prova constatando come ottimi e navigati interpreti teatrali siano quasi del tutto sconosciuti ai più; provoca addirittura un travaso di bile il pensiero che il noto personaggio televisivo scateni il delirio collettivo quando si trova, una volta ogni dieci anni, a calcare le tavole di un palcoscenico (spesso per consolidare appunto i personali successi televisivi). Del resto, l'attore teatrale che riesce ad avere l'occasione di mostrarsi anche al pubblico televisivo, magari offrendo una prova considerevole, dimostra sicuramente una versatilità eccezionale (Lei saprà sicuramente meglio di me quanto è difficile "calibrare" l'espressione facciale e corporea per una videocamera, se si è abituati al palcoscenico). Detto questo, io, al contrario di Lei, esprimo tutta la mia GELOSIA a lettere cubitali quando un attore varca la famigerata soglia televisiva e si espone alla popolarità di massa...Forse perché non riesco a staccarmi ancora dal pensiero che l'opera teatrale è SCELTA da un DETRMINATO PUBBLICO, il quale non capita in teatro per caso, il quale in genere è in possesso di un minimo di conoscenze sugli interpreti, sul testo, sulle tecniche; non riesco a staccarmi dal pensiero che l'opera teatrale è un PROCESSO, non un prodotto bello e confezionato; si tratta di un qualcosa sempre "in fieri", basato su un tacito patto di relazione fra attori e spettatori, mai uguale a se stesso. Di "prodotto", invece, non si può che dire della televisione: l'impegno nella decodifica della "rappresentazione" (il virgolettato è d'obbligo; qui ci sarebbe un capitolo a parte da aprire...),la personale prospettiva del pubblico non è tenuta in conto. Che intendo dire con questo? Forse sì, il mio punto di vista sembra quello di un membro di un gruppo ristretto, di un adepto geloso dei segreti del suo gruppo (coloro che amano svisceratamente il teatro)...ma talvolta non disdegno i prodotti televisivi. Soprattutto quando il talento di attori teatrali ci propongono risultati come "Antonio Corallo" e "Bonifacio Serventi" (alias Tommaso Ragno). Animali rari, li chiama Lei, scherzosamente? Magnifiche, rare creature, simili a fiori di terre lontane, direi piuttosto io. Ovvio, molti sanno crescere piantine grasse. Non tutti sanno coltivare piante esotiche. Non ci si improvvisa giardinieri per esse. Per continuare ad ammirarne i colori, la foggia, il profumo, occorre continuare ad averne cura, conservarne e tramandarne le conoscenze atte a farle vivere e sopravvivere.
    Così come occorre coltivare la cultura e la tradizione del teatro.
    Cordiali saluti.
    Petra Devoti.

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  2. Cara Petra, grazie davvero per il bellissimo commento.
    Dice cose molto vere, specialmente sul valore del "processo" teatrale.
    Concordo sui risultati straordinari ottenuti da Tommaso Ragno in Distretto di polizia e nel Tredicesimo apostolo.
    In particolare, ho trovato la sua interpretazione in Distretto di un'intensità disturbante e quasi insostenibile proprio perché immersa in un contenitore altrimenti molto blando. Il contrasto con ciò che lo circondava era impressionante.

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  3. Anche io amo quella magnifica, rara ed esotica creatura che è Tommaso Ragno. Condivido ogni parola di apprezzamento ma, stai tranquilla Petra, il Ragno ha troppa cultura, troppo talento, troppo spessore per farsi banalizzare dalla popolarità di massa.

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