29 novembre 2011

Torino

Gli strumenti di blogger prevedono che le etichette (o tag o parole chiave) appiccicate ai post possano essere visualizzate come elenco, con tutte le parole belle incolonnate eventualmente accompagnate da un numeretto che indica quanti post sono contrassegnati da quella determinata parola, oppure come nuvola, cioè tutte raggruppate ma di dimensioni diverse. Più la parola appare grossa, più è alto il numero di post a cui è stata attaccata.
Ho scelto la nuvola e nella mia nuvola le parole più grosse sono ovviamente: attori, Noi credevamo, Pesaro Film Festival, Toni Servillo e Trilogia della villeggiatura.
In questo post ci sono tutte così le aiutiamo a diventare sempre più cicciotte.

Venerdì 25 novembre è iniziato il Torino Film Festival. Domenica 27 novembre è stato proiettato per la stampa 394 - Trilogia nel mondo, il documentario di Massimiliano Pacifico dedicato alla tournée estera della Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni diretta da Toni Servillo. Ieri c'è stata la proiezione ufficiale col pubblico alla presenza di Pacifico e Servillo: la mia invidiosissima sofferenza è mitigata dal fatto che dovrei essere a Torino da domani e quindi riuscire a vedere il film approfittando dell'ultima replica, il primo dicembre. Ultima replica purtroppo significa "ora o mai più", significa "l'ansia mi strozzerà prima di giovedì", significa tante cose brutte che per il momento fingiamo di mettere da parte.

Ammesso che io sopravviva al primo dicembre, nei giorni seguenti mi piacerebbe vedere i nuovi film di Sylvain George (conosciuto alla Mostra di Pesaro 2011) e di Nikolay Khomeriki (conosciuto sempre a Pesaro nel 2010). Poi ci sarebbe Twixt di Coppola, ci sarebbe Herzog, ci sarebbe Scorsese...
Se avanza tempo, un giro al Museo del Cinema è d'obbligo. Com'è d'obbligo un giro a Palazzo Carignano. Lo devo al buon Domenico.

15 novembre 2011

Good fellas

Sul Cineforum n. 507 è stato pubblicato il resoconto dell'ultima Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro al quale ho contribuito con un articolo sulla retrospettiva russa dedicata ai documentari. Sullo stesso numero si trova anche una mia recensione di Questa storia qua, meglio noto come "il film su Vasco Rossi". Anche quello è un documentario e la differenza tra i documentaristi italici e i documentaristi russi è quasi dolorosa. Questa storia qua non è affatto un brutto film, anzi, è un appassionante e gradevolissimo documentario musicale, ma non ti senti male dopo averlo visto, non pensi "oddio, la mia vita di prima non esiste più, ora ne comincia una nuova", dici solo "ah beh, carino, carino!"
Si dirà: i due giovinetti - Alessandro Paris e Sibylle Righetti - non avevano ambizioni tanto elevate, volevano solo raccontare il loro amico Vasco. Non penso sia un problema di ambizioni. È un problema di prospettiva, di modo di porsi nei confronti del mondo e soprattutto, io credo, di formazione culturale e spessore intellettuale.

Se vedi un film di Matteo Garrone (cito un italiano perché sennò sembra che sono troppo filo-sovietica), anche senza sapere nulla di lui e della sua biografia, percepisci immediatamente di avere davanti uno che s'è nutrito di tonnellate di teatro di tutti i generi e di tutte le provenienze (e che quindi capisce cos'è lo spazio della scena e come si comportano suoni e rumori su questo spazio, conosce la tensione tra i corpi e le voci, e sa instintivamente - perché appunto ne ha assimilata tantissima - come deve suonare la recitazione dei propri attori e le parole che pronunciano); percepisci di avere davanti un pittore (che sa cosa sono i colori, le forme, i materiali, la luce e l'ombra); percepisci, insomma, che il film che hai davanti è frutto di un lavoro enorme a sua volta frutto di una preparazione mentale, manuale e culturale bella e ricca.

Se vedi Qu’ils reposent en révolte del francese Sylvain George (io l'ho visto a Pesaro ma è passato prima a Torino) - un documentario girato tra i migranti africani che da Calais cercano di attraversare la Manica per raggiungere l'Inghilterra - ti accorgi subito che George è un filosofo politico (e non è certamente una questione di lauree) interessato a studiare la geografia degli ambienti per comprenderne la natura e le connessioni interne e (ri)strutturare la realtà secondo un linguaggio e un modello di comprensione profondamente umano.

Se vedi Questa storia qua (ma lo stesso discorso potrebbe valere per molti film) i due giovini registi ti sembrano dei bravi ragazzetti rispettosi, con una certa abilità a incastrare musica e immagini, pieni di passione ed entusiasmo. Punto.
Se c'è una cosa di cui il cinema non ha bisogno sono i bravi ragazzetti rispettosi.