14 dicembre 2011

Blackbird

Nel 2007 Cate Blanchett lavorò come regista a una messa in scena di Blackbird di David Harrower prodotta dalla Sydney Theatre Company, la compagnia teatrale che lei stessa dirige da qualche anno insieme al drammaturgo e marito Andrew Upton (e che, ahimé, le succhia tutte le energie e non le permette più di fare film interessanti). Lo spettacolo ebbe una micro-tournée europea che lo condusse in Germania e lì una ragazza che allora conoscevo virtualmente grazie a un forum dedicato a Cate lo vide e lo raccontò a noi altre fan estasiate.

La scorsa primavera Blackbird viene portato a teatro anche in Italia da una produzione del Piccolo di Milano. Protagonista, Anna Della Rosa. Anna è stata l'interprete principale della Trilogia della villeggiatura e soprattutto è una delle persone bellissime citate in questo post.

La tappa al Teatro India di Roma mi ha consentito di vedere Blackbird qualche giorno fa. Nel 2009, dopo aver visto la Trilogia per la prima volta, scrivevo che quello spettacolo mi aveva cambiato la vita. Due anni dopo, anche grazie all'esperienza di Blackbird e di Torino, mi rendo conto che me l'ha cambiata in modi che non avrei mai immaginato, perché mi ha portato non solo emozioni teatrali e pensieri nuovi, mi ha portato delle persone. Persone che erano con me al Teatro India (sul palco e in platea). Persone che mi hanno aiutata ad esserci. Persone che non c'erano e che spero di rivedere presto. Persone che hanno visto il documentario sulla Trilogia con una gioia vicina alla mia e persone che aspettano con ansia di vederlo. Persone con le quali condivido piccoli ricordi.

Torniamo però a parlare di Blackbird in termini artistici. È uno spettacolo commovente, semplicemente si piange. Avevo letto il testo di Harrower prima di andare a teatro e vedere delle parole che hai conosciuto su una pagina prendere carne davanti a te è sempre una delle emozioni più belle e più ricche e più imprevedibili che si possano provare.

Le piccole dimensioni della Sala A dell'India e l'assenza di distanza tra spettatori e attori hanno reso il tutto ancora più violento, tenero e coinvolgente. Uno spettacolo profondamente umano.
«And I would've recognised you anywhere.
With my back to you.
I saw your eyes before I even said my name.
I saw you.»
- Una
da piccoloteatro.org

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