31 gennaio 2012

Drunk enough?


Le stagioni teatrali fanno ciò che vogliono e ti portano cose che non ti aspettavi. Se la scorsa stagione aveva donato fiabe e pupazzi animati, la presente sembra prendere decisamente la via della drammaturgia britannica contemporanea.
Dopo David Harrower, ecco Caryl Churchill e Mark Ravenhill.
Carlo Cecchi sta infatti per portare in scena – prima al Teatro Vascello di Roma, poi all'Elfo di Milano – Abbastanza sbronzo da dire ti amo? della Churchill e Prodotto di Ravenhill. 
La mia attenzione è stata inizialmente catturata dallo Sbronzo per la presenza di Tommaso Ragno. Non che Cecchi non sia degno d'attenzione, OVVIO che lo è, ma dovendo scegliere, tra i due spettacoli avrei pescato la Churchill. Invece pare che le due pièce siano abbinate e insomma se vedi una vedi pure l'altra, e insomma, se – come spero – andrò al Vascello dovrò studiare anche Ravenhill.
Visto che però intanto ho studiato lo Sbronzo, parliamo dello Sbronzo.

More about Drunk Enough to Say I Love You?Il testo è curioso, sembra impossibile da mettere in scena: Guy è innamorato in modo malsano di Sam. Il problema è che Guy è un uomo (presumibilmente europeo) ma Sam è un Paese. Sam è l'America. E come si fa a intepretare un Paese?
Non ci sono indicazioni, solo dialoghi molto spezzati che tuttavia spesso si portano dietro un bagaglio sterminato di significati possibili. Quanta storia c'è dietro un verso che dice "pursuit of happiness" o "Ellis Island"?
Il testo è anche inquietante perché, superata l'impressione più superficiale della solita critica antiamericana, si comincia a pensare che è terribile usare l'amore come metafora del rapporto di potere tra l'America e gli uomini. Ed è davvero così? Oppure, al contrario, è il rapporto di potere a essere usato come metafora di un rapporto d'amore?

Nel frattempo ho visto J. Edgar, un film di Clint Eastwood che rappresenta il cinema come una bugia sporchissima. Nell'America di Edgar, quando la realtà sfugge di mano e diventa troppo complicata, si prendono le persone e le si portano al cinema. E il cinema, attraverso le proprie immagini finte, spiega qual è la verità nella quale bisogna credere. E allora tutti nel buio delle sale, zitti e obbedienti, a tifare per il criminale o per il poliziotto o a commuoversi per poi sentirsi migliori e un po' più tranquilli.
 Anche noi però siamo in una sala cinematografica, a guardare proprio un film americano. Diretto da Clint Eastwood, la figura più cinematograficamente americana che esista.
Anche noi ci stiamo facendo raccontare delle bugie, come i cittadini/sudditi di Edgar? Anche noi siamo innamorati persi del Sam di Caryl Churchill e non ce ne rendiamo nemmeno conto?

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