29 giugno 2012

Lasciami entrare

In realtà bisognerebbe parlare di un mucchio d'altre cose ma non ho tempo (domani c'è Nanni Moretti a Pesaro, per dire) quindi sfrutto questo post pronto da settimane che aspettava il momento giusto. Non è esattamente il momento giusto ma ho bisogno di qualcosa per riempire il mese di giugno. Ed è comunque un post che discute questioni per me importanti. 
E dunque, ecco qua.
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S'è detto che parla di meccanismi. Vero.
S'è detto che parla (ai bambini, soprattutto) di amore per il cinema, di cinema come sogno, di passione per il cinema delle origini, di entusiasmo verso la riscoperta e la conservazione di quel cinema. Vero, vero.

S'è detto che non è abbastanza.
S'è detto che s'allontana (molto? troppo?) dai suoi film precedenti. È vero, certo.

S'è detto che parla di un argomento già presente nei suoi documentari. Questa è la cosa più vera di tutte, ma l'argomento più succoso di Hugo Cabret non è il cinema o la sua storia. No, no.
L'argomento è uno solo, è l'amore. Ma non quello per il cinema, troppo facile amare una cosa.
Quello per le persone. Che in questo caso sono artisti/cineasti ma restano sempre e comunque delle persone.
Nel documentario A Letter to Elia (ne avevo parlato in questo post) Martin Scorsese ipotizzava un modo per esprimere il proprio amore verso un artista, nello specifico a Elia Kazan: fare (altra) arte, continuare a fare cinema.
A me quella proposta era sembrata affascinante ma poco praticabile e soprattutto frustrante e poco soddisfacente. Era un modo per sublimare l'amore (che cosa noiosa, vero Sally?), al massimo per comunicarlo, non per amare davvero. Non per volere e fare realmente il bene dell'altro.
Hugo Cabret mostra invece una strada molto più divertente, certamente più difficile, immensamente difficile, ma di sicuro più completa. 
Lo fa attraverso il personaggio di René Tabard.
Tabard ama Georges Méliès.
E cosa fa? Si mette a girare film? No! Va a casa del suo amore e lo rende felice.
Non è bellissimo? 


Sento già le obiezioni.
Scorsese ha indicato questo sistema in un film di finzione proprio perché sa che non è attuabile. Méliès oltrettutto è morto, quindi è solo un sogno realizzato proprio attraverso il cinema (e siamo punto e da capo come con Kazan). Scorsese non avrebbe mai potuto fare fisicamente ciò che fa Tabard nel film: entrare a casa dell'amato, conoscerne la moglie, farla sorridere e poi fare a lui, e quindi pure a lei, un grande dono.
E se anch'io amo un artista morto? Come faccio a renderlo felice? E se amo un artista vivo che però abita all'altro capo del mondo? E se non so proprio dove abita? Come posso andare a casa sua? E se non mi vuole conoscere? E se mi spara? Se mi odia?
E se anche mi fa entrare come faccio a capire cosa potrebbe renderlo felice? E se lo capisco ma poi non sono capace di donarglielo? Tabard in fondo s'era trovato in una posizione casualmente privilegiata. Diciamo pure che ha avuto una gran botta di culo.

Sono obiezioni giuste. Infatti ho detto che si tratta di una strada immensamente difficile. Certamente c'entra pure il caso, la fortuna, chiamatelo come vi pare. Ma carissimi lettori, stiamo parlando d'amore. Quando mai non c'è entrato il caso? Quando mai non è servita un po' di fantasia?
Quando mai è stato facile amare qualcuno?
Immensamente difficile, molto doloroso ma non impossibile.
Anche in un caso strano e quasi incredibile, come quello esemplificato per noi dal fan Tabard e dall'artista Méliès. Fidiamoci.
Fidatevi.

2 commenti :

  1. Ma tu bloggavi mentre eravamo a Pesaro e non dici niente?

    Non posso che quotarti. È difficile. Io, per esempio, amavo John Lasseter, ma non mi sono schiodato dalla mia poltrona per andarlo a salutare come facevano tutti. E per amore di John Lasseter ho aperto quattro anni fa un blog sulla Pixar, ma ora sono 3 mesi che non lo aggiorno più (è anche vero che forse lo sto amando un po' meno, ultimamente...)

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  2. In realtà non bloggavo, ho solo messo 'sto post che avevo scritto un sacco di tempo fa. Arriverà pure il bloggamento su Pesaro, quello arriva sempre.

    Per quanto riguarda gli amori infelici, si soffre.
    Ci può consolare solo il fatto che anche Martino senta il problema.
    Bisognerebbe parlarne di più, è un problema molto serio.

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