17 luglio 2012

Pesaro, il Santo Padre e la bimbapesce

Ponyo al Pesaro Film Fest
Partiamo dalle etichette. Dopo un post sugli "amori infelici" (anche se io con quel post volevo dare speranza...) inauguriamo col consueto resoconto dalla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro l'etichetta "amori felici".
Quand'è che un amore è felice? Quand'è corrisposto, lo sanno anche i bambini.
Ebbene, Pesaro ha detto che mi ama e quindi, per una volta, tanti sorrisi e niente cuori spezzati.

In questo luogo pieno di film e pieno di gioia ho portato per l'edizione 2012 ben due amici pesci, Elena e Francesco. Più una bimbapesce molto famosa che si è prestata per un servizio fotografico sulla panchina dei pensieri.

Cose scritte e da scrivere: Come al solito mi sono accreditata grazie a Cineforum e per loro sto scrivendo un articolo sulla retrospettiva dedicata a Nanni Moretti.
Nel frattempo ho pubblicato un po' di roba anche su LoudVision: la presentazione del programma, la conferenza stampa pesarese, l'incontro con Nanni, quello con Simone Massi, i documentari italiani, Barbara di Christian Petzold ma soprattutto i cortometraggi russi.
Manca ancora qualcosa sulla bellissima retrospettiva Oberhausen ma prima devo finire di studiare.

Cose succose part1 / Nanni: L'arrivo del Santo Padre era previsto per venerdì 29 giugno, giorno dell'inaugurazione della mostra fotografica con le foto dai suoi set. Non avevamo ben capito dove si trovasse la galleria che ospitava la mostra e così per arrivare più facilmente alla meta abbiamo applicato l'infallibile metodo (già sperimentato a Recanati con Capitta) "Segui il VIP e di sicuro non sbagli strada" mettendoci a pedinare Gianluca Arcopinto e Vinicio Marchioni.
All'inaugurazione si poteva entrare solo con invito (e la capienza dei locali comunque aveva un limite naturale che in giornate di caldo spaventoso è meglio non forzare), così abbiamo sbirciato dall'esterno per poi tornare a visitare con calma la mostra il giorno dopo.
Alcune foto già note, alcune molto belle. E sempre bellissimo Nanni.
Il fulcro del triduo morettiano è stato il sabato, con l'incontro al Teatro Sperimentale. Per l'ingresso io avevo l'accredito ma gli amici pesci avevano bisogno di ritirare dei biglietti, valorosamente conquistati da Francesco prima che andassero esauriti (in pochissimi minuti) e la gente cominciasse a tirarsi le coltellate in nome di Nanni.
Il Santo Padre c'è piovuto inaspettatamente addosso nel cortile di Palazzo Gradari un'ora prima dell'incontro, proprio mentre stavamo terminando il photoshoot di Ponyo approfittando di un momento di quiete festivaliera. La bimbapesce è stata nascosta appena in tempo (sennò addio sorpresa, visto che Papa Nanni era in compagnia di uno dei principali destinatari del servizio fotografico) e poi, con molti ridacchiamenti male occultati e molte occhiate amorose lanciate a Sua Santità, ci siamo discretamente eclissati per metterci in coda davanti al teatro.
Non sarebbe stata una cattiva idea fare come suggeriva Elena, cioè gridare a quelli già in fila "Nanni è in cortile!!!" (sul genere di "C'è S1m0ne!!!" sul bordo della piscina) e far così sfollare il marciapiede.
Al'apertura delle porte si è scatenata prevedibilmente una specie di carica degli gnu ma nonostante le risse siamo riusciti a sederci in un punto più che accettabile.
Molte risate all'incontro, grazie a Nanni («Nello stesso tempo in cui io ho fatto due film Clint Eastwood ne avrebbe fatto scentodiesci. Allen scentotrentascinque.») ma pure grazie al sommo Bruno Torri («Non credo che hai guadagnato una barca di soldi come produttore e distributore ma manco sei alla fame.») ... (Lo so, trascritte così non fanno ridere. Buona parte del talento comico risiede nel tono di voce, abbiate pazienza.)
Ed ecco un paio di foto a testimonianza del lieto evento:
Con la domenica è arrivata infine la scelta di Sophie: al Teatro Sperimentale Nanni presentava i suoi primi filmetti e al Cinema Astra c'erano i cortometraggi russi. Contemporaneamente. Che fare?
Il buon Pesaro mi ha giustamente rimproverata per la lagna ma bisogna capire che Nanni è il mio regista preferito, il primo (non in ordine di tempo, ma di passione sì), quello per cui ormai undici anni fa ho sviluppato un amore atroce. Ed era a Pesaro, in luoghi che adoro, portato lì dal mio festival preferito. Comprenderete dunque un certo coinvolgimento affettivo. Dall'altra parte però c'erano quei russi che proprio Pesaro mi ha insegnato ad amare con violenza.
Insomma, un casino.
L'idea di vedere un pezzo di Nanni e poi scappare dai russi è stata ben presto scartata per due motivi: innanzitutto, il primo corto in programma aveva una trama meravigliosa (e infatti s'è rivelato il più bello) e poi se avessi visto di nuovo Sua Santità non sarei mai riuscita a staccarmene, nemmeno per devozione verso i russi (parlo al singolare perché gli amici pesci domenica pomeriggio non c'erano).
Cosa ci insegna questa storia? Che il Pesaro Film Fest funziona talmente bene da convincere me a rinunciare a Nanni Moretti in persona per abbracciare felicemente a scatola chiusa otto cortometraggi russi di autori giovani e sconosciuti.

Cose succose part2 / i russi: E veniamo appunto ai russi. Pesaro è sempre un bel posto ma quando cominciano a essere distribuiti piccoli cataloghi scritti in cirillico e per le strade iniziano a comparire attrici e registe russe belle come principesse (probabilmente alcune di loro hanno sangue di Veela), è innegabile che la vita assuma tutto un altro gusto.
Giovedì 28 è stato proiettato Chapiteau Show di Sergej Loban che però, a causa della lunghezza (sua) e del treno da prendere (nostro), Elena e io abbiamo potuto vedere solo in parte. Recupereremo.
Il cortometraggio di cui parlavo poche righe sopra è Neznachile'nye podrobnosti sluchajnogo epizoda (Dettagli insignificanti di un episodio fortuito) di Mikhail Mestetski: due treni si incrociano e restano bloccati in mezzo al niente. Succederà di tutto. Il film è splendido, ironico e spaventoso. Tornando a casa in treno (peraltro semivuoto, c'era pure la finale degli Europei) avevo una gran paura dei corridoi e delle carrozze.
Di film russi ho parlato molto e spesso ma non è molto facile far capire l'entusiasmo che si prova di fronte a certe opere. Bisogna vederle. E poi magari dissentire, ci mancherebbe. Ma come diceva un amico attore a proposito delle chiacchiere teoriche che si possono fare su uno spettacolo in particolare e sul teatro in generale: «Sì, teatro... Teatro un cazzo. L'hai visto
Come sempre quando mi trovo in difficoltà con le parole, prendo in prestito quelle di gente più brillante e saggia di me.
Sul n. 510 di Cineforum Bruno Fornara parla di Deviska s korobkoj (La ragazza con la cappelliera, 1927) di Boris Barnet: «Una stanza vuota dove inventare cinema. O fare cinema con paio di stivali. O con la cappelliera.» Perché, diceva Barnet, bisogna «sviluppare al massimo il lavoro sull'attore e sugli oggetti».
Ecco, credo che queste parole siano valide anche per molto cinema russo di oggi.
Lo sono sicuramente per Serdca bumerang di Nikolay Khomeriki, visto a Torino (ma il regista l'avevamo scoperto a Pesaro). E pure per il cortometraggio dei due treni inquietanti.
Mi sono resa conto che i treni sono un elemento ricorrente nei film russi, devo approfondire.
Un'altra persona saggia che vorrei citare è Alena Shumakova: probabilmente ne avrete sentito parlare o l'avrete sentita parlare. Quando da qualche parte ci si occupa di cinema russo in Italia (dai festval più importanti a Hollywood Party su Radio3), lei c'è.
La citazione è tratta dal suo saggio "Il cinema d'autore dell'era Putin" compreso in Cinema russo conteporaneo (il libro pubblicato in occasione della Mostra di Pesaro 2010): «Il flusso della vita e la nostra idea sul cinema art house russo è fuori controllo e si scompone in una serie di pensieri impegnativi, scelte morali e in una manciata di immagini incredibilmente belle. Perché basta vederne almeno per una volta una: come il bellissimo, timido e perfido sorriso dell'impareggiabile bionda, Renata Litvinova, che stringe la falce nella mano, per innamorarci, una volta per tutte, del cinema d'autore russo e capirlo così com'è».
Esempio pratico? Questa è la galleria fotografica del nuovo film di Renata Litvinova.

Cose imparate: A Pesaro, si sa, si va anche a studiare. E visto che nella libreria allestita al Teatro Sperimentale hanno un'idea di sconto particolarmente amabile («se c'hai 5 euro va bene, tanto tra due ore ce ne andiamo») diventa molto facile anche procurarsi nuovi libri. O, nel mio caso, vecchi e nuovi.
Quelli vecchi li ho comprati proprio nella simpatica libreria: si tratta dei due volumi dedicata dalla Mostra al cinema russo nel 1980, un altro sui russi del 1987 e quello del 2006 sul cinema italiano dei primi anni 2000. I libri nuovi, su Nanni Moretti e sui documentari italiani, mi sono stati consegnati con l'accredito.
E già questa è una cosa capace di dare soddisfazione immediata.
Perché un conto è uscire dall'ufficio accrediti con borsa di stoffa, maglietta, libro1, libro2 e catalogo. Altro è conto è uscirne (come a Venezia) con un sacchetto di carta e un calcio in culo.
E tanto per fare un po' di pubblicità comparativa: con le borse di Pesaro (in regalo con l'accredito) vado persino a fare la spesa, le lavo in lavatrice, ci trasporto il computer, i giornali, i pomodori e stanno tutte benissimo. La borsa di Venezia pagata 12 euro nel 2010 ha manifestato la prima scucitura (prima di una lunga serie) dopo pochi giorni.
Ma dicevamo delle cose imparate. Al di là dei libri (in lettura, di quello su Nanni Moretti tornerò a parlare), gli arricchimenti più rilevanti sono venuti dai corti di Oberhausen: Marionetten di Boris von Borresholm, Massnahmen gegen fanatiker di Werner Herzog (questo si trova anche su Internet, va visto assolutamente) e Menschen im Espresso di Herbert Vesely su tutti.
Tra i documentaristi italiani, ho amato sul serio e con convinzione solo Massimo D'Anolfi e Martina Parenti. Più una punta di interesse per Chiara Malta.
È stato bello e utile, infine, incontrare Simone Massi e vederne tutte le opere su grande schermo.

Cose trascurate: il concorso, temo. Ho visto solo Un consiglio a Dio di Sandro Dionisio (e non mi è piaciuto), Tokyo Playboy Club di Yosuke Okuda e In April the Following Year, There Was a Fire del thailandese Wichanon Somumjarn (entrambi buoni). Non sono riuscita a recuperare (avrei potuto chiedere il dvd) il vincitore Djeca di Aida Begić e mi dispiace moltissimo.

Riflessione conclusiva: Quando nel 2009 sono stata alla Mostra di Pesaro per la prima volta avevo tanta paura. Di cosa? Di tutto. Era il primo festival che seguivo da accreditata, oltretutto con un articolo da scrivere per Cineforum. Dopo tre edizioni mi porto dietro i pupazzi nascosti in borsa, li fotografo nei luoghi ufficiali e faccio vedere le foto agli organizzatori per farli ridere. Le persone, gli ambienti e l'atmosfera che mi hanno permesso di passare dalla paura al gioco (vedendo nel frattempo un sacco di film capolavori estremi) sono ciò che mi fa amare Pesaro così tanto.

2 commenti :

  1. Secondo me Un Consiglio a Dio era il miglior film in concorso. Povero e rozzo, ma con cuore e cervello. E non una banale imitazione dello stile dei Dardenne, come il film vincitore.

    RispondiElimina
  2. Un consiglio a Dio, per me, era un ottimo progetto ma la realizzazione non è stata all'altezza, manca una struttura: il documentario è ridotto a un insieme di interviste e testimonianze (a volte anche un po' artefatte) e anche il testo teatrale non è valorizzato, è solo un monologo portato a forza sul grande schermo.
    Il film vincitore, Djeca, invece non l'ho visto.

    RispondiElimina