24 agosto 2012

Servilliadi

No, non parlo delle Olimpiadi.
Non parlo di quei giochi sportivi che ci hanno salvati tutti dalla noia d'agosto e che sono stati inaugurati da quella ormai famosa cerimonia capace di regalare ore di profondo godimento a chi crede e ha sempre creduto in alcuni dogmi, tipo "Period Stuff is Fun", "British Stuff is Love", "Kenneth Branagh is God" e "J. K. Rowling is J. K. Rowling".

No, qui parliamo di Servilliadi. Perché quest'anno, per la prima volta, facciamo sul serio. Si gioca per vincere.
Come ormai tutti saprete, l'attore italiano Toni Servillo è nel cast di ben due film in concorso alla 69esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia: Bella addormentata di Marco Bellocchio e È stato il figlio di Daniele Ciprì (tratto da un romanzo di Roberto Alajmo che ho trovato bellissimo).
Nel 2010 c'era Noi credevamo, è vero, ma Servillo non era protagonista e non giocava davvero per vincere. Quest'anno sì. Per la prima volta.

Oltre ad una ovvia rilevanza positiva nella carriera del suddetto attore, l'evento avrà una pericolosa risonanza destabilizzante nella mia vita psichica e fisica.
Per spiegare il motivo (no, non è solo perché mi piace Servillo) parto da un tweet molto bello letto per caso:
Questo tweet non solo è condivisibile nel suo significato più letterale (non credo del resto di essere l'unica a comprendere il rammarico e la frustrazione della twittatrice) ma descrive con sintesi metaforica perfetta la stagione teatrale (e cinematografica) appena conclusa, durante la quale non sono riuscita a scorgere il Maestro manco da lontano. 
Vi risparmio i dettagli, tra biglietti esauriti o presunti tali, email arrivate tardi, date inopportune e tempismi sballati (del tipo che quando io ero a casa Lui era a Torino e quand'io ero a Torino Lui era Milano e quando io ero tornata a casa Lui era Roma e quand'io ero a Roma Lui era a Milano di nuovo). 
Vi risparmio i nervi e i tentativi andati a vuoto. 
Atteniamoci al fatto scarno e semplice: non vedo Toni Servillo al cinema da marzo 2011 (Il gioiellino) e dal vivo da maggio dello stesso anno (a Fabriano, e sul blog non l'ho mai raccontato perché è stata una cosa piuttosto dolorosa benché comica). 
Si sa che dopo un lungo periodo di digiuno è consigliabile reintrodurre gli alimenti in modo graduale e ricominciare a mangiare cibi leggeri, non certo grossi panini con la porchetta, altrimenti si sta male.
Ebbene, incuranti del mio stomaco vuoto e devastato dai crampi, Alberto Barbera e i suoi selezionatori mi hanno preparato una mega-porchettona (Bellocchio! e Ciprì!) e mi costringeranno a inghiottirla con la stessa grazia usata dal Sultano di Aladdin per ingozzare di biscotti il povero Iago. Perché i ritmi di Venezia, è cosa nota, non sono certo da slow food.
Il braccio del Sultano che infila i biscotti nel becco di Iago
A me il biscotto in questione (o porchetta che dir si voglia) piace molto, al contrario di Iago. Tuttavia due film così sostanziosi in concorso non sono uno scherzo per una povera Servillo-fan che vorrebbe impegnarsi molto in questa Venezia, senza troppe distrazioni passionali. 
Questa è una Venezia un po' particolare: l'organizzazione per me è stata più complicata rispetto alle edizioni precedenti, fino al mese scorso non ero nemmeno certa di riuscire ad andarci. Avevo però fortissime motivazioni, personali e cinematografiche, per esserci nonostante le difficoltà. Le ragioni private le tengo per me (tanto non sarebbero interessanti) ma quelle cinefile posso condividerle. 
Quando avevo tra gli undici e i dodici anni ho cominciato a leggere le mie prime riviste di cinema: Ciak e FilmTv. Ciak l'ho abbandonata cinque anni dopo, quando ne avevo diciassette (ciò mi fa supporre che la fascia d'età in cui si possa leggerla sia quella), per passare a Cineforum e Duel(lanti). FilmTv invece lo compro ancora tutte le settimane. Mai perso un numero, dal 1997 a oggi (anche se nel '97 era più bello di oggi). E chi scriveva su FilmTv tra la fine degli anni 90 e l'inizio degli anni 2000? Chi ha contribuito a crescere la piccola Valentina? Ben tre critici  Bruno Fornara, Mauro Gervasini (lui ci scrive ancora) e Emiliano Morreale  che oggi sono tra i selezionatori di Venezia 69.
Queste belle persone hanno confezionato un menù che sulla carta mi fa sentire già a casa. 
Se mi conoscete (e se leggete questo blog è piuttosto probabile) sapete che da un paio d'anni sono fissata con i film russi per colpa del Pesaro Film Fest e che adoro da sempre i film in costume (c'è Linhas de Wellington in concorso: 150 minuti, pura Nutella filmica). Magari non sapete  ma ve lo dico ora  che una delle mie più appassionate ossessioni infantili sono stati I miserabili di Victor Hugo.
Bene. Cosa mi faranno mangiare nelle prossime settimane Barbera e i suoi amici, oltre alla già citata porchetta? Izmena di Kirill Serebrennikov, Ja tozhe hochu di Aleksej Balabanov e L'homme qui rit tratto proprio da Hugo.
Come se non bastasse, quelli di Cinema Corsaro hanno messo in calendario Sylvain George (leggete anche qua). E fuori concorso c'è un film con Kristin Scott Thomas e Jean-Pierre Bacri, due attori che venero. E come se non bastasse ancora, ci sono ovviamente Terrence Malick, Paul Thomas Anderson e tutta quella massa di gente consultabile qui.
In più, i problemi pratici affrontati per sbarcare ancora una volta al Lido mi spingono a darmi da fare, a vedere il più possibile e a scrivere (per LoudVision che mi procura l'accredito) parole degne di essere lette. Devo farlo per convincermi che l'investimento di tempo e di soldi (Venezia è costosa, durante la Mostra ancor di più, non ci nascondiamo dietro un dito) non sia stato vano. So anche che questi dubbi si scioglieranno appena vedrò le prime locandine affisse intorno al Palazzo del Cinema, prima ancora di ritirare l'accredito. Si sciolgono sempre ma non svaniscono mai completamente. Perciò sarà necessario un impegno massimo per non perdere la concentrazione e conservare uno stato d'animo positivo.

E ora, un breve momento nostalgia. Il 2009 ha segnato la mia prima volta alla Mostra di Venezia: l'ho vissuta con poca consapevolezza e molto incanto e l'ho sempre pensata come un regalo per la ragazzina di tredici anni che nel '98 leggeva FilmTv e sognava l'Elizabeth di Cate Blanchett.
Il 2009 è stato l'anno del Leone alla carriera assegnato alla Pixar, dei palloncini colorati nel Palazzo del Casinò (giornalista seria in coda con me: «Ma dopo ce li regalano?»), del red carpet con i personaggi di Up.
E nel 2009 ho visto per la prima volta Toni Servillo dal vivo. Forse non tutti ricordano che Servillo quell'anno era una delle voci narranti di Deserto rosa - Luigi Ghirri di Elisabetta Sgarbi. Il film era abbinato alla proiezione di Reading Book of Blockade di Aleksandr Sokurov.
Sezione Orizzonti, opera affascinante ma non semplice (quella di Sokurov), sala poco piena. Non furono in molti a uscirne indenni. La situazione ideale (anche se non filò proprio tutto liscio) per fare i complimenti e chiedere un autografo al proprio attore preferito. Che, almeno a Venezia, non è più stato così avvicinabile e fotografabile. 
I pochi sopravvissuti a Reading Book of Blockade di Aleksandr Sokurov
L'anno seguente, dopo la proiezione di Gorbaciof, Servillo uscì praticamente scortato. Per non parlare delle donne assatanate alla conferenza stampa (a conferma di quanto il tweet di @seiosonoio sia rappresentativo).
Quest'anno mi aspetto le forze armate. Ma non importa. Per gli incontri ravvicinati ci sono i teatri. E a quelli penseremo appena sarà finita l'avventura veneziana. 
Durante la Mostra non userò il blog ma scriverò su LoudVision e twitterò, qui e qui. Se mi leggerete e avrete critiche da farmi, siate spietati. Vi ringrazierò.

Se mi conoscete di persona però avete anche altri modi per parlare con me. Usateli, vi ringrazierò il doppio. La Mostra di Venezia è bella ma spesso mi fa oscillare "fra il depresso e l'agitato" (come Henrietta di Quattro matrimoni e un funerale).

E se invece conoscete Servillo, non ditegli che l'ho paragonato a una porchetta.

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