29 ottobre 2012

Estetica e documentario russo: Viktor Kosakovskij e Aleksandr Rastorguev

Sul numero 517 di Cineforum c'è l'articolo che ho scritto sulla retrospettiva dedicata a Nanni Moretti dalla 48esima Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro e c'è un mio saggio sul cinema  documentario russo, o più precisamente su "L'estetica di Viktor Kosakovskij e Aleksandr Rastorguev", che può essere letto anche online. Sulla rivista di carta però ci sono le foto e ha un aspetto molto più grazioso.

È un approfondimento a cui tengo molto perché credo che Kosakovskij e Rastorguev siano due dei più straordinari registi oggi viventi (tra quelli che ho avuto la fortuna di conoscere) e vedere uno dei loro film ci mostra quanto sia spesso limitata l'idea che abbiamo dei documentari.

Li ho scoperti entrambi a Pesaro nel 2011 (ne avevo già parlato sul numero 507 di Cineforum e, in parte, anche su LoudVision) e la Wild Wild Beach di Aleksandr Rastorguev è stata uno dei miei più grandi traumi cinematografici. Un film di una violenza, linguistica e di contenuto, spaventosa. Alla fine della proiezione mi sembrava che il mondo fosse finito, non me la sentivo di uscire dalla sala.
Tender's Heat: Wild Wild Beach di Aleksandr Rastorguev
Come ho scritto l'anno scorso su Cineforum (citando anche le parole del regista), «Rastorguev filma ferite, animali morti, bambini che piangono, rapporti sessuali, litigate violente, persone ubriache, e non lo fa certo per semplice spirito curioso nei confronti della varietà antropologica che affolla una spiaggia del Mar Nero in un giorno d'estate. Una crudezza così profonda serve a Rastorguev per parlare "della struttura del potere, quella dell'uomo sull'animale, dell'adulto sul bambino, del marito sulla moglie o, più in generale, del governo sul resto della popolazione. Un rapporto che in Russia è molto animalesco"».

Di Viktor Kosakovskij (o Victor Kossakovsky) invece ho visto a Pesaro l'impressionante Svyato e pochi mesi dopo a Venezia il sorprendente ¡Vivan las antipodas!, un documentario che parla di forme e di Cosmo.
Svyato di Viktor Kosakovskj
Alla domanda cruciale "come si fa a vedere questi film?" sinceramente non so rispondere. Se riuscite a scovarli su Internet, buon per voi. Sarà sempre meglio di niente e magari fatemelo sapere ché io li ho visti una sola volta. Ma avrebbero tutti bisogno di uno schermo grande per essere compresi davvero.

19 ottobre 2012

Violetta, Manrico e Rigoletto: Verdi Web al Ravenna Festival

Se ti dicono «Ciao, possiamo farti entrare in un teatro mentre registi, cori, orchestre e cantanti stanno provando Traviata, Rigoletto e Trovatore: ti va?» può solo rispondere «SÌ!».

Così quando ho letto, grazie a un tweet del Teatro delle Albe, che il Ravenna Festival aveva lanciato il progetto Verdi Web rivolto a «giovani creativi» tra i 16 e i 28 anni per offrire loro la possibilità di «avvicinarsi all'esperienza teatrale e musicale attraverso un approccio personale di foto, video e testi», ho inviato la mia candidatura senza pensarci un attimo.

Per la sezione Scrittura si chiedevano, oltre al curriculum, esempi di lavori precedenti come «articoli, racconti, saggi, poesie, blog». Non avevo la minima idea di cosa mandare e ho linkato semplicemente i miei post dedicati al teatro.
La traviata - da ravennafestival.org
Dalla settimana scorsa sono una dei diciotto partecipanti al Verdi Web: visto che per me Ravenna non è dietro l'angolo (e visti soprattutto i costi dei biglietti ferroviari per arrivarci nonché degli eventuali letti per passarci una o più notti) ho dovuto reprimere la voglia di trasferirmi direttamente al Teatro Alighieri (molto bello, tra l'altro) e razionalizzare gli spostamenti. 

Sabato 13 ottobre ero lì per l'incontro introduttivo e per assistere a una parte delle prove di regia con coro del Trovatore. Questo fine settimana tornerò per la Traviata e la cosa mi rende particolarmente contenta perché ho da tempo una predilezione per Violetta Valéry.

I miei contributi sono raccolti qui. Oltre agli appunti più o meno giornalieri sulle prove dovremo, io e gli altri giovini, preparare un lavoro conclusivo sul quale non ho ancora le idee chiare. 
Spero che Violetta mi illumini.

5 ottobre 2012

L'uso della voce fuori campo nel documentario italiano da All'armi siam fascisti! a oggi

La fatina del Pesaro Film Fest si posa sul dvd di All'armi siam fascisti!
Come raccontavo qui, alla Mostra di Venezia c'è il Movie Village e dentro al Movie Village ci sono gli stand che vendono i dvd (e i blu-ray, precisiamo, ché sennò c'è gente che si irrita). 
I prezzi solitamente sono buoni quindi cadere nelle tentazioni dello shopping non è mai un grosso guaio. Quest'anno però avevo pochissima voglia di spendere soldi e ho ceduto solo l'ultimo giorno con RaroVideo. 

Confusa tra le tante belle cose tra cui pescare (oh quel Cassavetes che non vedo da anni e oh quel Fassbinder che mi manca oh se compro un film mi regalano pure la maglietta), ecco che mi appare la fatina del Pesaro Film Fest* a salvarmi dall'indecisione indicandomi il dvd di All'armi siam fascisti!, documentario diretto nel 1961 da Lino Del Fra (di anni 34), Cecilia Mangini (di anni 34 pure lei) e Lino Micciché (di anni 27).

Micciché in vita sua ha fatto molte altre cose utili tra le quali fondare nel 1965 (e quindi all'età di anni 31) il mio festival preferito – e questo spiega appunto l'apparizione della fatina nello stand di RaroVideo.