6 novembre 2012

theatre, Mickey Mouse, knives and big pricks

Riparte la stagione teatrale e torniamo subito a parlare di Abbastanza sbronzo da dire ti amo? di Caryl Churchill e Prodotto di Mark Ravenhill (@markravenhill) diretti da Carlo Cecchi. La ripresa di tournée ad Ancona ha portato sul palco del Teatro Studio uno Sbronzo un po' smorzato e incupito, anche per la presenza di un pubblico scarso, timido e spaurito. La potenza incontenibile dei bombardamenti romani del Sam di Tommaso Ragno (qui la mia intervista) probabilmente resta irripetibile.

Prodotto invece, che è divertente in modo molto più semplice e richiede meno acrobazie ad attori e pubblico, l'ho trovato in ottima salute. Rilassato, con improvvisazioni e deviazioni dal testo ben integrate e comico al punto giusto. Con una Amy (Barbara Ronchi *) più reattiva (ha persino detto mezza parola!) e più simpatica rispetto alla bambola muta di febbraio. E la trovata di scenografia che l'ha fatta sedere su un orrido trono pacchiano è bellissima. 
Come continuo a ripetere da settembre, poi, Prodotto è consigliatissimo per chi ha già visto a Venezia o ha intenzione di vedere quando uscirà The Reluctant Fundamentalist di Mira Nair. Che a me, per inciso, è piaciuto (anche se bisogna dire che la tenerosità  oltre alla bravura, ovvio  di Liev Schreiber ha influito pesantemente sul mio giudizio). Ma è innegabile che ci sia un (potenzialmente ridicolo) pizzico di Amy nel personaggio di Kate Hudson.
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* Amy in realtà è il personaggio della sceneggiatura del film che le viene proposto, lei in base al testo di Ravenhill dovrebbe chiamarsi Olivia ma il nome non viene mai pronunciato.


Come credo sia parso evidente a chiunque sia andato a teatro per questi spettacoli, i testi (e le interpretazioni che ne danno gli attori) si prestano molto a giochi e citazioni. Anzi, se il teatro avesse qualche importanza nella vita di questo Paese (e se le tournée avessero più date, certo) alcune battute avrebbero le potenzialità per diventare tormentoni. Ho anche tentato (andando proprio a tentoni) di esportare questa giocosità su twitter ma non si trova mai nessuno che abbia voglia di chiacchierare e scherzare sul teatro. Ed è anche abbastanza deprimente constatare come la comunicazione messa in atto dai teatri per la promozione sia pari a zero.
Voglio dire, in America ci sono le presidenziali. Bastava un nulla per legare le due pièce all'attualità politica, divertirsi un po' e spargere briciole di curiosità negli spettatori potenziali. Quasi ovunque però vedo solo tristi news che si limitano a copiare il comunicato stampa. 

Sono disponibile per sperimentare forme di comunicazione teatrale. Mi volete?

Nel frattempo mi sfogo qui sul blog e un aspetto che mi è parso interessante esplorare è proprio quello delle locandine, dei poster, dei programmi di sala e dei materiali promozionali che le messe in scena in giro per il mondo di Drunk Enough e Product hanno generato. Le immagini sono importanti. E se parliamo di United States of America come in questo caso, le immagini e l'immaginario sono centrali.

Andiamo a vedere.

La nostra locandina mette insieme le due plays sotto il segno del big prick qui simboleggiato dal proiettilone e presente nella citazione di Harold Pinter - inserita nella scenografia di Drunk Enough (foto sotto) - che così descrive la Democracy: There's no escape / The big pricks are out / They'll fuck everything in sight / Watch your back.

Grazie all'amico di Harold per la foto.

Qui abbiamo un simpatico rebus. Ma bisogna ammettere che il poster gemello di Shopping and Fucking di Mark Ravenhill (sotto) vince decisamente in chiarezza.

Spilletta elettorale appuntata su jeans. Niente da eccepire.
Qui ho trovato anche una descrizione di chi ha progettato il flyer.
Make war. Make the bed. Make mistakes. Make time. Make love. Make terror. Make tea.
Tutto giusto tranne che in teoria Sam e Guy bevono caffè.
Ecco, questi due sposini alla Casa Bianca... Mah. Il concetto di matrimonio ci porta un po' fuori tema.
Pellicola cinematografica e aereo che fa le veci del big prick di Cecchi. Anzi di Mohammed.
A me piace. E poi io amo il giallo.
I greci puntano al sogno di Amy ambientato a Disneyland Paris. Morte, minaccia e Mickey Mouse. Approvato.
Questa ammetto di non averla capita. Il font-giochino sul titolo è pertinente ma mi sfugge il senso dell'uomo impacchettato come fosse un giocattolo. Il coltellino maligno sulla destra invece è molto carino. Altra metafora del big prick, se vogliamo. Il grande coltello di Mohammed.

Elegante è elegante. Ma la testa chi o cosa dovrebbe rappresentare? Amy avvolta da Mohammed?

2 commenti :

  1. Vale, ma le mani che sfogliano Drunk enough sono di Tommaso?

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