31 dicembre 2013

classifica 2013

I preferiti, gli amori, le scoperte, le sorprese, gli entusiasmi cinematografici del 2013 in meno di 140 caratteri (l'hashtag è di @farchibugi).
Li trovate elencati, completi di regista, anche su CineforumWeb.
E se ancora non ne avete abbastanza delle liste di fine anno, qui trovate dieci uomini a cui voler bene anche se io vi consiglio soprattutto la versione femminile della classifica a cura di Ferdinando.

E buon anno.

21 ottobre 2013

di Clooney e del sacro GRA

«Hai visto Clooney?»
È la domanda tipica (tipica, sì, Clooney c'è quasi sempre) che mi veniva rivolta in passato quando tornavo dalla Mostra di Venezia. Quest'anno invece per la prima volta mi sono sentita porre la domanda logica, quella che aspettavo: «Com'era il film che ha vinto?»
Mi riferisco qui chiaramente agli amici, parenti e conoscenti non cinefili perché quelli cinefili non aspettano certo il mio ritorno per interrogarmi. Insomma, Sacro GRA ha compiuto il salto, si è fatto notare, ha suscitato curiosità anche in chi di solito non segue i festival con attenzione. Comunque la si pensi sul film (se vi interessa quel che ne penso io, qui, qui e qui), è una bella cosa.


(E in ogni caso non ho visto Clooney perché le sue conferenze stampa sono sempre troppo affollate e non mi fanno entrare.)

25 agosto 2013

la Settantesima

Avrei già dovuto scrivere il resoconto della stagione teatrale 2012/13. 
Avrei dovuto parlare di comunicazione teatrale in generale e del mio esperimento #aColono in particolare (peraltro andato meglio di quanto sperassi). 
Avrei dovuto anche mettere insieme qualche nuova riflessione sul significato della parola documentario
E invece bisogna rimandare perché dopodomani parto per la 70esima Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia. Che non è una brutta prospettiva, anzi. Ma la Laguna mi suscita sempre sentimenti ambivalenti («fra il depresso e l'agitato», già lo scrissi). Se i festival fossero tutti come Pesaro, o, meglio ancora, se esistesse solo quello di Pesaro, la (mia) vita avrebbe più sorrisi.

Comunque, niente lagne. Anche perché a Venezia qualche pezzo di Pesaro si trova sempre. Durante la Mostra, per le cose serie, mi trovate su LoudVision e più tardi su Cineforum. Mentre per le cose tipo ohqquant'èbbelloChristophWaltz c'è twitter. Da queste parti ci si risente dopo l'8 settembre.

30 luglio 2013

C'era una volta il Premio Libero Bizzarri

Sono nata e cresciuta in un piccolo paese nel sud delle Marche, sulla costa. Non il luogo migliore per una ragazzina cinefila ma nemmeno il peggiore: negli anni della scuola ho sempre avuto a disposizione due cinema (ora non esistono più), un cineforum da frequentare, due o tre videoteche di cui una molto fornita, una biblioteca dove prendere in prestito i Castori, un paio di librerie affidabili, edicole più che buone e addirittura un festival estivo.


Tra il 2000 e il 2003, infatti, ho seguito con passione il Premio Libero Bizzarri, la rassegna dedicata ai documentari nata a San Benedetto del Tronto nel 1994 e che in quel periodo si svolgeva a luglio in uno dei due cinema del centro cittadino. A quel tempo la vecchia monosala era già stata trasformata in una multisala: la platea era diventata una sala grande mentre la smembrata galleria aveva dato vita a una sala media, un po' storta ma carina, e a una saletta indecente. Niente di idilliaco, sia chiaro, ma con tre sale ci si poteva permettere una programmazione festivaliera diurna piuttosto ampia. Dopo il tramonto, invece, si proiettava sullo schermo allestito nella zona pedonale proprio davanti al cinema. Palme, oleandri, mare a pochi passi, tanti spettatori potenziali da incuriosire sera dopo sera. Una cosa proprio graziosa.

18 luglio 2013

Documentario russo: il progetto REALNOST / РЕАЛЬНОСТЬ di Aleksandr Rastorguev e Pavel Kostomarov

Sì, è estate e da queste parti bisognerebbe parlare, come ogni anno in attesa di Venezia, della stagione teatrale appena conclusa (puntate precedenti qui e qui). Però. Però c'è una cosa che ha sempre la precedenza, a volte persino su di Lui, e questa cosa sono i film russi. Perché? Perché di Lui parlano tutti mentre di film russi, per giunta documentari, quasi nessuno.

Meno di un anno fa Cineforum ha pubblicato un mio approfondimento su Viktor Kosakovskij e Aleksandr Rastorguev (ne ho parlato anche qui sul blog), documentaristi che ho iniziato a seguire grazie alla retrospettiva di Pesaro 2011. Negli ultimi mesi i due si sono dati parecchio da fare e in particolare Rastorguev, a fianco del solito compagno Pavel Kostomarov (e di altra gente, tra cui l'altro compare Antoine Cattin), ha messo in piedi un paio di nuovi progetti. Uno di questi si chiama REALNOST e gli ho dedicato ora un breve articolo su LoudVision. 



Se vi interessa il cinema russo, leggete regolarmente il blog di Giuliano Vivaldi: a me, per quest'ultimo articolo, sono risultati molto utili i due guest post firmati da Anna Nieman, uno con la traduzione in inglese del manifesto sul cinema naturale di Rastorguev e l'altro con un'intervista a Rastorguev e Kostomarov sul loro I Love You.

E se vi interessa proprio Rastorguev, intanto palesatevi ché così scambiamo due parole. Anche perché su di lui sto continuando a scrivere e non mi dispiacerebbe affatto trovare interlocutori o collaboratori.
(Infine, per i frequentatori di twitter: #filmrussi.)

4 luglio 2013

nuove onde di Gloria

Scrivere il resoconto annuale sul Pesaro Film Fest diventa sempre più divertente e sempre più difficile, perché ci sarebbe tanto da dire ma non tutto è adatto alle paginette di un blog che, pur con pochi lettori, non deve trasformarsi in un diario privato.

Per descrivere il contesto umano nel quale questa freddissima e piovosissima 49a edizione si è svolta mi limiterò a dire che il titolo già usato per il resoconto 2011, "Mangia. Studia. Ama.", non avrebbe potuto rivelarsi più pertinente. E che, a forza di nascondere pupazzi nelle borse da tirare fuori al momento opportuno (come mostra il corredo fotografico di questo post), stiamo trasformando gli spazi del festival in una stanza dei balocchi a cielo aperto.

Dai sei giorni di visioni sono uscita felice e cantando Gloria in spagnolo, piena come un uovo di colpi di fulmine cinematografici, colonne sonore da avere subito, risate e bei ricordi.

Il ritorno della piccola Ponyo dopo il photoshoot dell'anno scorso

23 maggio 2013

to the theatre, again: my time with Verdi

Già l'anno scorso la mia stagione teatrale aveva vissuto inaspettati incroci con l'Inghilterra, portandomi a parlare di Giacomo Leopardi ai compatrioti di William Shakespeare. Quest'anno, altrettanto inaspettatamente, è stato il turno di Giuseppe Verdi.

I miei pochi e affezionati lettori ricorderanno forse la mia partecipazione al progetto Verdi Web del Ravenna Festival (per chi non sa, lo spiego qui). In poche parole, accesso alle prove di Traviata, Rigoletto e Trovatore e carta bianca per raccontarle sul web con parole (nel mio caso), foto e video.


Qualche mese fa il sito inglese IdeasTap (gli affezionati lettori ricorderanno anche questo, è una piattaforma rivolta a creativi di vari settori) promuove una bella opportunità: è in produzione il primo numero di un web magazine chiamato Off Stage e dedicato, come da titolo, alle arti nascoste e troppo spesso dimenticate del "dietro le quinte". Il team editoriale di Off Stage cerca proposte: interviste, fotografie, articoli, qualsiasi cosa possa far luce su un aspetto interessante del backstage teatrale. Mi faccio avanti con un'idea per un pezzo sul Verdi Web e vengo selezionata insieme a tre compagni di avventura.

La first edition di Off Stage si può sfogliare online, il mio articolo è alle pagine 39-40. Ho avuto anche la possibilità di fare qualche domanda a Monica Tarone, la Violetta di cui ogni partecipante al Verdi Web si è perdutamente innamorato, e alla giovane fotografa Mariasole Lega, anche lei nel progetto, che ha sviluppato un incantevole portfolio sul lavoro della sartoria teatrale. Dategli un'occhiata.

4 aprile 2013

Winter Breaker

Candy, Brit, Faith e Cotty fanno la pausa di primavera, lo spring break che sospende tutto e durante il quale tutto può succedere. Questo blog, molto più mestamente, si è preso una pausa d'inverno durante la quale a dire il vero è successo abbastanza poco, specie se paragonata al break delle quattro giovinette, e nessun James Franco mi ha fornito armi o passamontagna con i baby unicorni. Se però ho scritto meno qui, un motivo c'è: da gennaio a oggi ho scritto molto di là, e per intendo le pagine di LoudVision. (Ho scritto parecchio pure per Cineforum, ora che ci penso, ma devo aspettare che i miei pezzi siano pubblicati e stampati.)



Come è spiegato qui sulla pagina dello staff, da qualche mese sono responsabile unica della sezione cinema di LoudVision il che significa che, oltre a coordinare la redazione cinefila (cosa che facevo già) e a cercare di farmi venire buone idee per mandare avanti il sito e produrre materiale interessante, ora gestisco e smisto il traffico di anteprime, eventi, inviti e cose varie. Un'attività a modo suo divertente (non ci si annoia, almeno) che richiede però infinita pazienza e tenacia incrollabile nel tampinare gli uffici stampa per agguantare proiezioni, interviste o semplici conferenze.

Nella categoria "buone idee" sulle quali ho iniziato a lavorare, inserisco questa rubrica sui documentari (battezzata col banale nome di DOC) che avevo fatto (ri)partire già a dicembre con un articolo sulla trasferta polacca di nove documentari italiani a cura del mio caro Pesaro Film Fest raccontata dal direttore organizzativo Pedro Armocida.

Altra cosa che mi fa piacere segnalare è un'intervista a Giovanni Columbu, il regista del discreto Su Re, soprattutto perché per farla ho messo piede in un luogo che per la me stessa di una decina d'anni fa rappresentava qualcosa di molto simile al Nirvana.

Il lato negativo di questa maggiore concentrazione riservata al cinema ha fatto sì che purtroppo il teatro venisse un po' sacrificato ma anche in quell'ambito ci sono state novità positive. Ci tornerò tra qualche giorno.



Non ho però ripreso in mano il blog solo per parlare di me e le quattro spring breakers citate a inizio post non sono lì per caso. I primi mesi del 2013 sono stati cinematograficamente gloriosi, almeno sulla sponda americana: Django Unchained e il suo Dr. King Schultz che non è un personaggio ma una pura e semplice incarnazione dell'amore assoluto (e mi ha fatto tornare a guardare gli Oscar in diretta dopo cinque anni), Zero Dark Thirty e gli incubi neri della sua Maya, aspetto da fata e mente oscura (di entrambi ho parlato qui). C'è stato poi il magnifico profilo in controluce del presidente Lincoln (che ringrazio perché mi ha fatto ritirare fuori il mio amato Giuseppe Mazzini). E, appunto, c'è stato Spring Breakers con le sue ragazze dai bikini fluorescenti che a Venezia avevo perso e ho recuperato di recente grazie all'uscita in sala (a Roma, dove ultimamente passo parecchio tempo ad inseguire le anteprime stampa di cui parlavo prima).

Proprio su Spring Breakers di Harmony Korine vorrei scrivere qualche riga di liberi pensieri così come li ho appuntati post visione:

27 gennaio 2013

David, l'Android

Babbo Natale mi ha portato - tra le altre cose, tutte molto carine quest'anno - un cellulare nuovo. Uno smartphone. Un Samsung Galaxy Ace GT-S5830i con sistema operativo Android 2.2.1 (per chi è tecno-curioso). Voi direte: e allora?
Il fatto in sé non ha nulla di eccezionale, ne convengo. Tuttavia, per me che da quasi otto anni avevo un Nokia che si limitava alle chiamate e ai messaggi lo smartphone è stato un bel cambiamento. Tralascio gli aneddoti su quanto sia stato difficile capire come rispondere a una chiamata, anche se proprio queste difficoltà mi hanno portata a scegliere il nome per il telefono: prima l'ho chiamato "mostro!", poi "alien" e infine, per associazione di idee, l'ho battezzato David, come l'androide di Prometheus. Perché è bello, utile e inquietante proprio come lui.



Il piccolo David ha portato alle mie giornate molti miglioramenti pratici: la comodità delle applicazioni per chattare, delle mappe, della posta elettronica, delle agende e dei promemoria è evidente. Così come l'accesso rapido a informazioni di qualsiasi tipo. E la quantità limitata di cose internettiane che posso fare dal cellulare mi permette di utilizzare meglio il tempo speso sul web: per capirci, se in teoria mi connetto solo per controllare le email, facendolo dal computer è molto più probabile che io perda tempo dando un'occhiata ad altri siti, leggendo dei blog, guardando un trailer nuovo linkato da qualche contatto o gingillandomi in uno dei mille modi che credo quasi tutti conoscano. Dal piccolo schermo del cellulare, invece, e con una quantità di megabyte mensile fissa da gestire per le connessioni (quasi mai ho un wifi a disposizione), controllo effettivamente le email e basta. E poi se in certi momenti non vedo notifiche vuol dire che non c'è nulla di nuovo quindi posso pure evitare di controllare. Ci sono meno distrazioni e meno ansia. Il che è un bene.

Accolti gioiosamente questi miglioramenti basici che mi riguardano come semplice essere umano utilizzatore del web, mi sono posta questa domanda: quali miglioramenti specifici posso apportare alle mie giornate come persona che si occupa di cinema e che è pure appassionata di teatro? In altre parole, quali app di argomento cinematografico e/o teatrale esistono e quali di esse mi possono servire?

IMDb è stata la prima che ho scaricato. Perché sono vecchia abbastanza da ricordarmi dei tempi in cui consultare la filmografia completa di un regista o attore era complicatissimo e se a dodici anni mi avessero messo in mano un oggettino che mi permettesse di farlo in qualunque luogo e in qualsiasi ora del giorno e della notte avrei fatto i salti di gioia.

Le app dei vari ComingSoon, MYmovies & co. con i servizi di trova-cinema le ho scartate: non mi capita mai di trovarmi in mezzo al nulla senza sapere dove andare al cinema a vedere cosa. Il dove e il cosa li decido sempre molto in anticipo e non ho necessità di farlo con lo smartphone. E poi ho vissuto pessime esperienze con multiplex e sale che non aggiornano nemmeno i propri siti e tolgono i film a tradimento. Una volta ho avuto perfino informazioni sbagliate parlando con la biglietteria per telefono. Quindi niente trova-cinema, non mi fido. E altra roba tipo trailer e contenuti giocosi mi interessano poco. O almeno non sul cellulare.

Applicazioni teatrali, manco a parlarne. Forse è addirittura una contraddizione in termini. Benché se ne potrebbero creare sui singoli spettacoli e credo che sarebbero assai utili.

Quindi? Oh voi, androidiani di passaggio: mi dichiaro soddisfatta così o il mio piccolo David potrebbe essere reso, se non teatrante, ancora più cinefilo?