4 aprile 2013

Winter Breaker

Candy, Brit, Faith e Cotty fanno la pausa di primavera, lo spring break che sospende tutto e durante il quale tutto può succedere. Questo blog, molto più mestamente, si è preso una pausa d'inverno durante la quale a dire il vero è successo abbastanza poco, specie se paragonata al break delle quattro giovinette, e nessun James Franco mi ha fornito armi o passamontagna con i baby unicorni. Se però ho scritto meno qui, un motivo c'è: da gennaio a oggi ho scritto molto di là, e per intendo le pagine di LoudVision. (Ho scritto parecchio pure per Cineforum, ora che ci penso, ma devo aspettare che i miei pezzi siano pubblicati e stampati.)



Come è spiegato qui sulla pagina dello staff, da qualche mese sono responsabile unica della sezione cinema di LoudVision il che significa che, oltre a coordinare la redazione cinefila (cosa che facevo già) e a cercare di farmi venire buone idee per mandare avanti il sito e produrre materiale interessante, ora gestisco e smisto il traffico di anteprime, eventi, inviti e cose varie. Un'attività a modo suo divertente (non ci si annoia, almeno) che richiede però infinita pazienza e tenacia incrollabile nel tampinare gli uffici stampa per agguantare proiezioni, interviste o semplici conferenze.

Nella categoria "buone idee" sulle quali ho iniziato a lavorare, inserisco questa rubrica sui documentari (battezzata col banale nome di DOC) che avevo fatto (ri)partire già a dicembre con un articolo sulla trasferta polacca di nove documentari italiani a cura del mio caro Pesaro Film Fest raccontata dal direttore organizzativo Pedro Armocida.

Altra cosa che mi fa piacere segnalare è un'intervista a Giovanni Columbu, il regista del discreto Su Re, soprattutto perché per farla ho messo piede in un luogo che per la me stessa di una decina d'anni fa rappresentava qualcosa di molto simile al Nirvana.

Il lato negativo di questa maggiore concentrazione riservata al cinema ha fatto sì che purtroppo il teatro venisse un po' sacrificato ma anche in quell'ambito ci sono state novità positive. Ci tornerò tra qualche giorno.



Non ho però ripreso in mano il blog solo per parlare di me e le quattro spring breakers citate a inizio post non sono lì per caso. I primi mesi del 2013 sono stati cinematograficamente gloriosi, almeno sulla sponda americana: Django Unchained e il suo Dr. King Schultz che non è un personaggio ma una pura e semplice incarnazione dell'amore assoluto (e mi ha fatto tornare a guardare gli Oscar in diretta dopo cinque anni), Zero Dark Thirty e gli incubi neri della sua Maya, aspetto da fata e mente oscura (di entrambi ho parlato qui). C'è stato poi il magnifico profilo in controluce del presidente Lincoln (che ringrazio perché mi ha fatto ritirare fuori il mio amato Giuseppe Mazzini). E, appunto, c'è stato Spring Breakers con le sue ragazze dai bikini fluorescenti che a Venezia avevo perso e ho recuperato di recente grazie all'uscita in sala (a Roma, dove ultimamente passo parecchio tempo ad inseguire le anteprime stampa di cui parlavo prima).

Proprio su Spring Breakers di Harmony Korine vorrei scrivere qualche riga di liberi pensieri così come li ho appuntati post visione: