4 luglio 2013

nuove onde di Gloria

Scrivere il resoconto annuale sul Pesaro Film Fest diventa sempre più divertente e sempre più difficile, perché ci sarebbe tanto da dire ma non tutto è adatto alle paginette di un blog che, pur con pochi lettori, non deve trasformarsi in un diario privato.

Per descrivere il contesto umano nel quale questa freddissima e piovosissima 49a edizione si è svolta mi limiterò a dire che il titolo già usato per il resoconto 2011, "Mangia. Studia. Ama.", non avrebbe potuto rivelarsi più pertinente. E che, a forza di nascondere pupazzi nelle borse da tirare fuori al momento opportuno (come mostra il corredo fotografico di questo post), stiamo trasformando gli spazi del festival in una stanza dei balocchi a cielo aperto.

Dai sei giorni di visioni sono uscita felice e cantando Gloria in spagnolo, piena come un uovo di colpi di fulmine cinematografici, colonne sonore da avere subito, risate e bei ricordi.

Il ritorno della piccola Ponyo dopo il photoshoot dell'anno scorso








• IL NUOVISSIMO CINEMA CILENO: Quest'anno la tradizionale retrospettiva pesarese sulle cinematografie nazionali è stata dedicata al Cile: una bella selezione di film (fiction e documentari, come al solito) che ci ha presentato autori bravi e giovani (e spesso assai carucci), senza soldi e senza tradizione alle spalle. Se i russi di tutte le età sono delle vere e proprie macchine da guerra del linguaggio cinematografico (ma loro la tradizione ce l'hanno, eccome — quest'anno a Pesaro abbiamo visto l'animazione), i cileni mi sono sembrati vitalissime schegge indipendenti, profondamente cinefile, curiose del mondo e molto passionali. Attori sempre precisi, slancio forte della regia verso le emozioni, attenzione alle dinamiche affettive e alle età della vita (niente film giovanilisti, abbiamo visto bimbi, nonni, tutti raccontati benissimo — cercate il tenero Huacho di Alejandro Fernández Almendras), et voilà, un mucchio di bei film di tanti generi diversi e per tutti i gusti.

Consigli sparsi per il recupero: La vida de los peces di Matías Bize (amate le storie d'amore struggenti con finali accompagnati da musica spaccacuore? Vi scioglierete), Y las vacas vuelan di Fernando Lavanderso (docu-fiction condotta con intelligenza), Violeta Parra se fue a los cielos di Andrés Wood (biopic musicale, scritto e girato con rara originalità — al cinema da oggi), Nostalgia de la luz di Patricio Guzmán (l'unico regista della selezione pesarese appartenente alla vecchia ola, il documentario non ha bisogno di presentazioni ed è bellissimo a partire dal titolo).

Tomás Arriagada (produttore de La chupilca del diablo), Sebastián Lelio e Gonzalo Maza


In più, tutti i film di Sebastián Lelio, tutti diversi, tutti straordinari, tutti da amare. L'apice forse è El año del tigre, impressionante epica nichilista girata in dodici giorni tra le montagne del Cile post-terremoto del 2010. Macchina a mano, sceneggiatura poco definita (dice Lelio). Ma la storia è condotta dal primo fotogramma all'ultimo con rigorosissima consapevolezza. Attori, manco a dirlo, perfetti. E un uso della musica di terribile semplicità. Altrettanto semplice, ma di segno opposto, è la colonna sonora di Gloria. Il film di chiusura ideale, capace di cancellare a colpi di Umberto Tozzi in versione spagnola ogni traccia di malinconia da fine festival. Per fortuna a ottobre esce al cinema.

• L'INDISPENSABILE CINEMA RUSSO: Dopo i film 'di finzione', i documentari e i cortometraggi (tutto sul tag "i russi stanno avanti"), quest'anno, come dicevo, è stato il turno di pupazzi e disegni animati. Roba meravigliosa. La serie delle ninne nanne di Liza Skvortsova dovrebbe essere corredo di ogni casa, per quelle brutte notti in cui non si riesce a dormire. I Racconti del vecchio pianoforte di Irina Margolina sono capolavori in 13 minuti, non c'è altro modo per definirli. Arte pura.
Per ulteriori curiosità, vi rimando all'approfondimento del signor Francesco e alle dichiarazioni delle dame raccolte in uno dei dolci incontri festivalieri nel cortile di Palazzo Gradari.

Cortile che ha ospitato anche l'unico maschietto russo presente in quest'edizione, Boris Khlebnikov, già amato nel 2010 e a cui è stata affidata l'apertura con A Long and Happy Life.
Segnalo infine che sul cinema russo a Pesaro ho scritto con gran piacere anche un articolo di carattere generale per il sito di Russia Oggi.

Le dame russe Natal'ja Dabizha, Anna Shepilova, Maria Muat e Irina Margolina


• IL CONCORSO: Quest'anno l'ho seguito tutto e bene, perché è la sezione su cui dovrò scrivere per Cineforum. Come ho già detto altrove, una delle cose belle di Pesaro è che vince sempre il film che preferisco (e ne ho le prove, ecco il tweet divinatorio): stavolta è stato Matei copil miner di Alexandra Gulea. La storia, non nuova ma realizzato con tanta grazia e un uso luminoso della musica, di un bambino nato e cresciuto in un tempo e in un luogo, la Romania di oggi, che lo hanno privato di amore, sorrisi e felicità.
La menzione speciale, per me meritata, è andata invece a La chupilca del diablo del ventiquattrenne cileno Ignacio Rodríguez: sguardo sicuro per un racconto disincantato e compiuto.

I più deboli della competizione erano come al solito gli italiani che tra i compagni delle altre nazioni fanno fatica a dimostrare, come mi ha detto un saggio festivaliero, una reale "idea di cinema". E infatti, pur non essendo brutti, restano regolarmente senza premi. (L'unica eccezione degli ultimi anni è stata La pivellina che però, come ha osservato un altro saggio, di italiano aveva ben poco.)
L'estate sta finendo di Stefano Tummolini è un film discreto ma sarebbe opportuno che il regista smettesse di auto-accostarsi a Hitchcock citando Nodo alla gola. E discreto mi è parso pure Non lo so ancora di Fabiana Sargentini, solo un po' inconsistente e fin troppo leggero, nei dialoghi, nella struttura e nel senso.

Un piccolo italiano che ho trovato interessante e ben fatto è stato invece il cortometraggio fuori concorso Ophelia di Annarita Zambrano, arrivato direttamente da Cannes. Lì un'idea di cinema, elegante e misteriosa, secondo me c'era.

• FUORI NORMA: Era la sezione dedicata al cinema italiano sperimentale ma l'ho spesso trascurata per motivi di tempo. Ho comunque recuperato finalmente Terramatta; di Costanza Quatriglio (in sospeso da Venezia 2012, bel film) e apprezzato alcuni corti, come Lido di Mirco Santi, un buon pezzo di videoarte che ragiona sul significato e sulla percezione delle forme naturali.

• ROUND MIDNIGHT: Sono le proiezioni notturne in cortile alle quali ho partecipato quest'anno per la prima volta perché ho avuto la meravigliosa e utilissima possibilità di essere ospitata a Pesaro per tutta la settimana. Dire che a mezzanotte e mezza, dopo una giornata in cui hai già visto almeno quattro film più vari corti, si riesca a seguire la videoarte con occhio vigile sarebbe una bugia. Eppure il Round Midnight è un momento incantevole, il cinema sta proprio bene sotto il cielo della notte.

Qualcuno forse ricorderà l'esistenza della fatina del Pesaro Film Fest (ne avevo parlato QUI).
Quest'anno siamo riusciti a fotografarla e ci ha rivelato di chiamarsi Nuova.
Fata Nuova, spiritello protettore della Mostra del Nuovo Cinema.
E a questo punto ci diamo appuntamento alla cinquantesima edizione, sotto le alucce protettrici della fatina Nuova e con in testa le canzoni, altrettanto protettrici, cantate dalla cara Gloria.

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