30 dicembre 2014

La (finta) classifica del 2014, ovvero le cose belle dell'Irish Film Festa e della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro

Quest'anno non posso stilare la classifica cinematografica con i miei preferiti del 2014: non ho ancora visto alcuni film che potrebbero piacermi (come Mommy e Due giorni, una notte) e altri oggettivamente importanti (tipo Adieu au langage). Quindi taccio e leggo con piacere le classifiche altrui. Anche perché, arrivata a questo punto dell'anno, prima di darmi ai recuperi disperati e colmare le lacune, mi pare più saggio aspettare le nomination degli Oscar e partire da lì.

E allora? E allora scrivo lo stesso una specie di classifica (o meglio, una lista) ma non con i film usciti al cinema. Nel 2014 ho avuto la gioiosa possibilità di collaborare a due festival, l'Irish Film Festa di Roma (come accennavo qui) e la mia adorata Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro (come accennavo, in modo più criptico, qui). Sui film presentati a questi festival ovviamente non ho scritto recensioni. Però li ho visti. E alcuni erano validi, interessanti e meritevoli, anche se sono stati prodotti prima del 2014. Così li segnalo qui sul blog, ché male non fa.

Partiamo con gli irlandesi.

GOOD VIBRATIONS di Glenn LeyburnLisa Barros D'Sa (Irlanda del Nord, 2012)
Già passato alla Berlinale e a Torino, Good Vibrations è arrivato all'Irish Film Festa per la giornata che l'edizione 2014 ha dedicato a Belfast. È un biopic su Terri Hooley (Richard Dormer) che negli anni 70, incurante delle bombe, decide di aprire un negozio di dischi proprio a Belfast. Da record shop, il Good Vibrations di Terri si evolve gradualmente in un'etichetta discografica che scopre e porta all'attenzione del mondo il punk nordirlandese (ne deriva un'adorabile colonna sonora, da Big Time a Teenage Kicks). Positivo senza essere stucchevole, simpatico in modo autentico, realizzato con grande cura (è un'opera seconda). Io l'ho rivisto a Natale, mette di buonumore.

RUN & JUMP di Steph Green (Irlanda/Germania, 2013)
Steph Green è americana di San Francisco ma ha studiato cinema (anche) in Irlanda, ha lavorato con Spike Jonze («She credits him as one of her mentors»), nel 2009 ha ricevuto una nomination agli Oscar per il corto New Boy. La sceneggiatura del dramma familiare Run & Jump, scritta in coppia con Ailbhe Keogan e suo esordio nel lungometraggio, è stata selezionato dal Sundance Screenwriting Lab e dalla Berlinale Script Station. Il cast è ben assortito: l'inglese Maxine Peake (era nella serie tv Silk), l'irlandese Edward McLiam e l'americano Will Forte. L'ho definito dramma (lo è) ma il tono si mantiene sempre lieve. Commovente con più di un sorriso.

BYZANTIUM di Neil Jordan (Irlanda/UK/USA, 2012)
Byzantium risale al TIFF 2012 ma in Italia è arrivato direttamente in home video solo quest'estate. Peccato, perché è divertente. Parla di vampiri, ma son vampiri strani (per dire, non usano i denti). Racconta una storia (tratta da una pièce teatrale, che non ho ancora letto, di Moira Buffini) un po' sgangherata ma piena di gusto per il racconto gotico, il fantastico, il sangue (qualcuno al festival non ha gradito, eppure la sinossi metteva in guardia con la dicitura "raccapricciante crimine"). Da recuperare, primo perché è bello che Neil Jordan sia tornato dai non-morti, e poi perché la protagonista Clara è un personaggio da amare. Gemma Arterton lo spiega molto meglio di me.
E ora passiamo a Pesaro (visto che sul sito non tutte le schede dei film sono complete, da qui potete scaricare il catalogo).

RAÍZ di Matías Rojas Valencia (Cile, 2013)
Il mio preferito del concorso (che però non ha vinto) è stato un film cileno, primo lungometraggio del trentenne Matías Rojas Valencia. Non sono riuscita a trovargli una nota fuori posto: l'ambientazione è originale (siamo tra i cileni di origine tedesca che vivono nel sud del Paese), il dramma nasce tutto dal racconto e dalle relazioni tra i personaggi (e non da facili situazioni già date), gli interpreti sono credibili (compreso il bambino Cristóbal Ruiz), le metafore (il viaggio, l'attraversamento del fiume) stanno in piedi senza pesantezza e risultano pertinenti perché concrete e necessarie alla storia. Cile, continuo a volerti bene.

PROFIT MOTIVE AND THE WHISPERING WIND di John Gianvito (USA, 2007)
La 50esima Mostra di Pesaro ha proposto una retrospettiva sul «cinema sperimentale narrativo statunitense del nuovo millennio» a cura di Jon Gartenberg. Una selezione ricca di opere pregevoli e sorprendenti tra le quali scelgo di segnalare questo film di John Gianvito che per durata (58 minuti) si colloca a metà tra il medio e il lungometraggio: come leggiamo nella sinossi, Profit Motive è una «meditazione visiva sulla storia della nazione vista attraverso i suoi cimiteri, i luoghi storici più significativi e la memoria del paesaggio». L'aspetto interessante è che non solo il film risulta affascinante a livello concettuale ma funziona davvero: a forza di fissare queste lapidi, queste scritti incise sui monumenti, cominci proprio a meditare, a pensare, a riflettere sul flusso della storia e del tempo. E poi il titolo è bellissimo.

INTIMNYE MESTA (INTIMATE PARTS) di Natasha Merkulova, Aleksej Chupov (Russia, 2013)
Poteva mancare il film russo? No, certo. Alla Mostra ce n'erano quattro nuovi più il classico L'ascesa di Larisa Shepit'ko. Scelgo Intimnye mesta perché è una commedia (o «melodramma ironico») e quando parlo di cinema russo mi fa sempre piacere segnalare i film che fanno (anche) ridere. Lo devo al caro Aleksej Balabanov che contribuì al mio nascente amore per i film russi con il tragico e divertente Mne ne bolno. Dell'ironia surreale che permea questo film di Merkulova e Chupov potete forse farvi un'idea guardando il trailer qui sotto.


In coda, segnalazioni sparse di film che invece ho recensito perché li ho visti alla Mostra di Venezia e al Festival/Festa di Roma: Melbourne di Nima Javidi (l'unico uscito in sala), Song of the Sea di Tomm Moore (ancora Irlanda), Jackie & Ryan di Ami Canaan Mann ('sta donna gira film difettosi ma comincio seriamente ad amarla), Ich seh, Ich seh di Veronika Franz e Severin Fiala (un horror! con le torture! e non sono svenuta!), Angeli della rivoluzione di Aleksej Fedorčenko (con intervista al regista), Phoenix di Christian Petzold (splendido, non trovo altro aggettivo).

Per completezza, linko infine anche la classifica che abbiamo compilato su LoudVision mettendo insieme i film che nel 2014 hanno ottenuto i voti più alti dai recensori (io ho contribuito con Gone Girl di David Fincher e Melbourne di Nima Javidi).

1 commento :

  1. Ne ho visti solo tre, da tre festival (Raìz, Melbourne e Song of the Sea). Ma l'anno spero di esserci anche all'IrishFF!

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